Settecento

I GORIZIANI - 1700


'700, il secolo d'oro

Il Seicento aveva lasciato il ricordo della terribile pestilenza che nel 1682 aveva falciato la città di Gorizia: il Settecento che molti chiamano il secolo d'oro della città , si apre sotto il regno di Giuseppe Primo, uno dei protagonisti della Guerra di Successione spagnola che fruttò agli Asburgo nuovi e importanti possedimenti come il Ducato di Milano, i Paesi Bassi, i regni di Napoli e di Sardegna. Da ricordare in ogni caso un episodio terribilmente cruento che si verificò nel 1714, ovvero la strage dei Tolminotti, contadini della città di Tolmino che si rifiutavano di pagare le tasse troppo esose e che vennero giustiziati in piazza della Vittoria per opera di armati ungheresi e su mandato del famigerato aristocratico Girolamo della Torre in tandem con quel Giacomo Bandeu, esattore, che farà costruire il teatro di Gorizia, dove oggi sorge il teatro Verdi. 

Pianta della città di Gorizia nel 1756 ( particolare tratto da uno dei cataloghi di Gorizia Barocca salvato dalla distruzione di libri operata durante la giunta del sindaco Brancati nel 2002-2007)
Pianta della città di Gorizia nel 1756 ( particolare tratto da uno dei cataloghi di Gorizia Barocca salvato dalla distruzione di libri operata durante la giunta del sindaco Brancati nel 2002-2007)

Si arrestano, per la comune lotta contro i Turchi, le guerricciole sul confine che separa l'Austria dalla Serenissima e le fortezze di Palmanova e di Gradisca d'Isonzo. Nel 1728 Carlo VI visita Gorizia e viene accolto con tutti gli onori. Gli Stati provinciali di Gorizia lo sostengono quando si tratta di far passare la Prammatica Sanzione e quindi far diventare imperatrice la sua unica figlia, Maria Teresa, che ascesa al trono nel 1740 non si scorderà della nostra città e del suo territorio. Una piccola rivoluzione industriale che interessa soprattutto le attività legate alla produzione e lavorazione della seta, del cuoio, del vetro. Grande impulso riceve l'agricoltura, con l'istituzione della "Cesarea Regia Società di Agricoltura di Gorizia e Gradisca" mentre la paludi intorno ad Aquileia vengono bonificate, elevando il benessere delle popolazioni. Gorizia aveva un filo diretto con Vienna per i rapporti strettissimi di alcune famiglie nobiliari con la corte della capitale. Nel 1752 Gorizia eredita insieme a Udine la straordinaria eredità del patriarcato di Aquileia, insieme alla metà del suo Tesoro in più Maria Teresa dona al Nuovo Arcivescovo una preziosissima serie di arredi e corredi religiosi ( la Donazione Teresiana). Un patrimonio che a oggi non è ancora stato possibile rendere di pubblica visione, pur essendo stato costruito, per ospitarlo, un Museo apposito. Nel 1754, sempre sotto Maria Teresa, la Contea si ingrandisce ulteriormente riunendosi a quella di Gradisca d'Isonzo. Nasce la "Contea Principata di Gorizia e Gradisca".In questo quadro senz'altro rivoluzionario per l'epoca, Gorizia perde una parte

della sua indipendenza politico-amministrativa. Gli Stati provinciali vengono infatti soppiantati da un Consiglio agli ordini diretti di Vienna. Un'aristocrazia trionfante e un contado relativamente felice, a sentore le testimonianze di visitatori illustri quali Carlo Goldoni, che viene proprio a Gorizia per pubblicare, nel 1774, la sua opera Istoria delle turbolenze della Polonia. E il conte Sigismondo d'Attems fonda già nel 1744 l'Accademia dei Filomeleti. Più tardi sorgono l'Arcadia romano-sonziaca e la Nobile società dei cavalieri di Diana Cacciatrice. Parte dei benefici di Maria Teresa vennero persi sotto il suo erede Giuseppe Secondo, che seguendo una politica antipontificia abolì l'Arcivescovado e trasferì molti uffici in altre province. Nel 1791 l'Arcidiocesi fu ricostituita. Risalgono al '700 la costruzione, in stile barocco austriaco della Chiesa di sant'Ignazio, - vedere nella foto la chiesa di Vienna - Palazzo Attems santacroce oggi sede del Municipio e Palazzo Attems Petzestein entrambi opera dell'architetto goriziano Nicolò Pacassi - vedi scheda . Ma anche Palazzo de Bassa, Palazzo Grabiz di via Delle Monache, Palazzetto della Torre de Grazia oggi sede della Scuola di Musica, e chiese quali quella dell'esaltazione della Croce annessa alla Curia Arcivescovile e la Chiesa di San Carlo. Un secolo che si chiude con l'irrompere anche a Gorizia del nuovo mondo, portato sulle ali della Rivoluzione francese da Napoleone Bonaparte che entra in città il 21 marzo del 1797, accolto senza entusiasmo da una popolazione fedele agli Asburgo.