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JAZZ A GORIZIA (1)

Estratto da uno scritto di Giuliano Almerigogna

L'epopea del jazz a Gorizia nasce con gli ultimi bagliori della Seconda guerra mondiale , in un momento in cui la citta' cercava di voltare una delle pagine più' tragiche della sua storia. L'arrivo delle truppe americane, amiche e foriere di libertà dal 1945 al I947 accompagnano questo lungo sospiro di sollievo, accompagnato dalle note nuove ed entusiasmanti di Tommy e Jimmy Dorsey, di Count Basie, di Ellington . Lo swing di Benny Goodman arrivo' come un vento di cambiamento e di novita' .

Come un linfa vitale , quella musica s'insinuò fra valzer mitteleuropei e canzoni nostrane, creando un humus che genero' una generazione di appassionati. Prima era quasi il nulla, o, meglio. qualche brano sincopato che usciva dalle radio gracchianti o da pesanti ma fragili 78 giri. La puntina scendeva, e partivano le voci di Rabagliati e altri cantanti dell'epoca, intenti a swingare canzoni intramontabili che vennero inserite nel repertorio dell'orchestra diretta dal compositore goriziano Edy de Leitenburg, che sino a pochi anni or sono testimonio' di persona il fiorire di una scena musicale che esplose piacevolmente come un fuoco artificiale. 

A casa del maestro c'erano tanti V-disc, i dischi -anzi i padelloni -a 78 giri, che in America furono stampati ad hoc per le forze armate, con i brani dei grandi, compresi un Frank Sinatra ancora agli esordi, Ella Fitgerald e altri vocalisti "leggendari". Quei dischi venivano suonati su grammofoni dal braccio più lungo del normale: incisioni storiche che, per ordini superiori, non dovevano restare in circolazione a guerra finita. Infatti nel '45 (e da noi nel '47) ne furono distrutti a centinaia, anche se molti si salvarono per la passione di jazzofili Usa, che se li nascosero per benino, e locali, che fecero altrettanto. All'epoca non e c'erano locali dove il jazz veniva suonato da noi goriziani, ma soltanto i bar "Off limits" punto di ritrovo dei ragazzi "black and white" che si ritrovavano per ascoltare e suonare quella loro musica, annaffiando con qualche birra e qualche bicchierino di whisky: gli unici goriziani che ebbero accesso nelle orchestre americane furono il chitarrista Tullio Devetag, il contrabassista "Piffio" Rosolen, soprattutto il pianista Erminio Bombi , che entrò a far parte del "giro" jazz Usa e suonò con varie orchestre; in particolare lo fece in varie sessioni radiotrasmesse in mezza Europa da un'emittente che era situata nell'edificio che ospita le Madri Orsoline; da Gorizia il jazz, a determinate ore, in programmi che duravano un'oretta, raggiungeva l'Europa meridionale. 

Non c'erano musicisti noti fra le truppe, per quel che è dato di sapere, ma la qualità e la voglia di suonare era stellare: nello studio radiofonico, su arrangiamenti di Miller, Basie, Tommy Dorsey, una volta alla settimana e rigorosamente in diretta una big band di sedici elementi diretta dal maestro e maresciallo mister Hams, musicista di professione, faceva ballare i giovani di allora. La stazione radio era diretta da un capitano hawaiano e funzionava a pieno ritmo: nel '47, con il ritorno di Gorizia all'Italia, fu smantellata in brevissimo tempo e i1 materiale discografico fu distrutto. Alcuni goriziani che conoscevano bene i musicisti Usa riuscirono ad avere in dono preziosi V-disc che salvano con cura ancor oggi: incisioni in particolare di Lionel Hampton che, all'epoca, era forse uno dei musicisti più amati (il grande pubblico italiano lo conobbe a Sanremo '68, quando, con il suo magico vibrafono, ripropose in chiave jazz tutte le canzoni in gara).

NEGLI ANNI '50 ED OLTRE 

Negli anni '50, nonostante a crescita economica e culturale , il jazz rimase sempre appannaggio di una cerchia piuttosto ristretta di appassionati: era l'Italia di "Papaveri e papere", "Vola colomba", "Vecchio scarpone" e gli unici scampoli di jazz a diffusione nazionale arrivavano dalle musiche di Gorni Kramer. Gli appassionati, anche a Gorizia, cominciarono a frequentare sempre più il vinile, i 78 giri arrivavano ai negozi imballati in scatole di legno. Poi fu l'avvento del microsolco e delle fonovaligie, in molte case goriziane, echeggiarono le note de Django Reinhardt, dei boppers Charlie Parker e Dizzy Gillespie, di Chet Baker, di Stan Getz, di Gerry Mulligan, del Modern Jazz Quartet e molti altri. Aprirono alcuni locali nei quali ogni tanto si tenevano delle jam: l'unico ancora aperto di essi è la Lanterna D'Oro, in castello; altri punti di ritrovo sono stati cancellati dal tempo e persino la memoria dei frequentatori di allora fatica a ricordarne i nomi. Chet Baker l'inarrivabile trombettista nato in Oklahoma, arrivò a Gorizia nei primi Sessanta, in pieno "boom": era finito anche in film non proprio di serie A nei quali compariva assieme ai divi Celentano, Mina, Dallara ed altri. A Gorizia arrivò un po' malconcio: la sua salute non era più quella di un tempo. Una vita "spericolata" lo stava sempre più minando nel fisico; nella nostra città Chet tenne il concerto all'UGG, e fu un primo evento memorabile. La serata iniziò in ritardo perché il treno sul quale viaggiava il grande trombettista arrivò all'ultimo momento, ma il concerto fu da favola, anche se l'artista era già provato da una vita disordinata. Alcuni giorni dopo, infatti, fu arrestano a Lucca per possesso di droga pesante. Ad ogni modo l'arrivo di Chet aprì le porte a nuove proposte, che presero l'avvio dopo il '68 per iniziativa di un gruppo di illuminati appassionati del circolo "Gaetano Salvemini", dei giovani con in testa il presidente (e buon chitarrista) Gianluigi Devetag, che trovò un aiuto nell'Emac, attivo ancor oggi, con in testa allora come ora Giuseppe Agati, uno dei "ragazzi" che avevano scoperto il jazz direttamente dalle truppe Usa e poi si era avvicinato sempre più al mondo del teatro.

MODERN JAZZ QUARTET / DUE EVENTI

II Modern Jazz Quartet, uno delle massime espressioni del jazz di tutti i tempi, in quanto riusciva a coniugare la negritudine con le istanze cameristiche della musica europea: i suoi concerti sono pilastri della storia jazz goriziana. Il primo si tenne, per iniziativa del circolo culturale goriziano "Salvemini" e dell'Emac, nella sala maggiore dell'Ugg, il primo marzo del 1969. La sala era gremita in ogni ordine di posti. John Lewis, magistrale pianista, Milt Jackson, maestro del vibrafono, Percy Heath, gigante del contrabbasso e Connie Kay, eccezionale batterista, fornirono una prestazione superlativa. I brani furono "The visitor from Mars" di Lewis, "Dido's lament" di Lewis dall'opera di Purcell "Didona ed Enea", "Three little feelings" e "A cold wind blowing" di Lewis dalla colonna sonora del film "Odds against tomorrow" con Harry Belafonte, 1'"Adagio dal Concerto di Aranjez" di Joaquin Rodrigo e, a chiusura del primo set, "The Jasmin Tree" di Lewis (per ascoltare il brano in una rarissima incisione del 1969 clicca qui sopra). Nel secondo tempo , dedicato al Blues, il pubblico s'inebrio' con "Dilemma" del compositore jugoslavo Miljenko Prohaska, "True blues" di Jackson, "Exposure" di Lewis, "The Cylinder" di Jackson, "Piramid" del grande contrabbassista Ray Brown, "Monterey mist" di Jackson, "The blue necklace" di Lewis (blues con ipertoni orientali) e il classico "Bags grove" di Milt Jackson ( per ascoltare il brano in una rarissima incisione del 1969 clicca qui sotto) . Dopo il concerto il MJQ finì alla Lanterna d'Oro e qui, in un clima di giovialità, il pianista Erminio Bombi si mise a suonare, ben presto accompagnato da Heath e poi da Kay. Il MJQ tornò a Gorizia, ma al Verdi, sempre per iniziativa del circolo "Salvemini" e dell'Emac, il 12 novembre del 1970. Il prezzo .del biglietto d'ingresso per il primo settore di platea, era, si pensi un po', di duemila lire (ridotto a mille per giovani, operai e studenti). Non era molto, se paragonato al costo di un lp, che allora era di 2700-3000 lire circa, ma il denaro non era come oggi così facilmente alla portata dei giovani. Il teatro Verdi, stracolmo di jazz lovers giunti da tutta le Regione ed oltre, vibrò per la performance dei quattro, che comprese dei classicissimi come "Summertime", "It ain't necessarily so", "My man's gone now " di Gershwin, "Confirmation" di Parker, "'Round midnight" di Monk e "Night in Tunisia" di Gillesìie nella prima parte; (oltre alle composizioni originali), mentre la seconda viene ricordata per una squisita "I'll remember April" di de Paul, Raye e Johnson e tanti "cavalli di battaglia" griffati da Lewis e Jackson.

JAZZ A GORIZIA (2)

I SETTANTA: EARL HINES al VERDI

Un gigante del pianoforte, sempre per iniziativa del "Salvemini" e dell'Emac, giunse a Gorizia il 21 novembre del 1974 ancora al Verdi: il grande piano-man Earl Hines, con la presenza della brava cantante Marva Josie, propose un recital unico che, come quelli del MJQ, fortunatamente qualcuno riuscì a registrare "clandestinamente": per il MJQ ci aveva pensato lo stesso Gianluigi Devetag incaricando l'amico Urizio, mentre per Hines il documento fu "fissato" dall'allora giovanissimo Mauro Radigna. Chi scrive cronista alle prime armi ed allora inviato de "Il Piccolo", incontro' Earl Hines nel ristorante del Palace verso le 15: il Maestro stava finendo di pranzare, era solo , alle prese con una coscia di pollo. "Adesso ci manda al diavolo" pensammo memori delle bizze dei gruppi rock italiani di allora come le Orme e la Pfm. Invece Hines , che allora aveva settant'anni, ci accolse con grande simpatia e in quel suo sorriso aperto e sincero realizzammo che il jazz era un modus vivendi, un intimo rapporto con il mondo e con il genere umano e non solo un tipo di musica epocale. Il concerto fu strepitoso, e l'entrata in scena della Josie, bellissima, fu la ciliegina su una torta già saporita. Ancora, negli anni successivi, il circolo "Salvemini" e l'Emac proposero al Verdi Franco Cerri ed il suo gruppo (con Hugo Heredia) e, nel '77, all'Ugg i gruppi di Enrico Intra (con Tullio De Piscopo alla batteria) e Giorgio Gaslini. Dopo il concerto, lo ricordiamo, nel salotto della casa di una famiglia goriziana di jazzofili, Erminio Bombi e Gaslini si alternarono al piano in una sorta di "tacito" duello e, possiamo dire, il nostro ebbe la meglio.

IL JAZZ+ROCK DEGLI AREA

Nel 1974 giunsero alla Valletta del Corno anche i mitici Area: non era jazz puro, ma musica "open" creata da jazzisti: il concerto si tenne al pomeriggio e la performance di Demetrio Stratos, mitico cantante, Ares Tavolazzi (basso), Giulio Capiozzo (batteria), Patrizio Fariselli (tastiere) e Paolo Tofani (chitarre) fu strepitosa, seguita da centinaia di giovani. Gli Area alloggiarono all'albergo Posta e, in serata, alcuni di essi (Demetro e Tofani) con chi scrive e altri amici si recarono al cinema "Modernissimo" dove in programma era "California Poker".Una nuova stagione di concerti inizio alla fine dei Settanta per iniziativa dei fratelli armeni goriziani Khatchikian (il loro negozietto di dischi import richiamava clienti anche da Maribor ed oltre), e, parallelamente, dell'Arci. Memorabile fu il concerto di Anthony Braxton, ospitato nella sala maggiore dell'Ugg a metà del 1979 (con lui c'erano validi musicisti, compreso il grande trombonista Ray Anderson). La mancanza di concerti per alcuni anni aveva provocato a quel tempo un super-afflusso ad ogni occasione: in 1700, compresi molti amici giunti da lontane località della Jugoslavia, assistettero a quel concerto. Un aneddoto curioso riguarda Anthony, che prima della performance, in una pizzeria-ristorante del centro, ordinò un piatto di spaghetti. Fu servito subito, ma quando il cameriere giunse con del pesce bollito i presenti rimasero di stucco nel vedere Braxton che, con la massima naturalezza, rovesciò il secondo sulla pasta, mescolò, tritò e sminuzzò e mangiò di gusto , decisamente americano.

GLI OTTANTA

Per iniziativa dell'Old Swan gli Ottanta si aprirono con due mega-concerti al Palasport: nell'81 arrivò Jaco Pastorius, il compianto e geniale bassista già con i Weather Report che tenne un concerto jazz puro, spiazzando i fans del gruppo. Il timore era molto, perché a Milano, poche sere prima, Jaco si era messo a saltare da uno strumento all'altro, provocando l'ira dei presenti: ma a Gorizia tutto fu okay. Sempre l'Old Swan portò George Duke e Stanley Clarke, ma fu un concerto funky. I due erano pressoché irraggiungibili, in particolare Clarke: comunque il pubblico affollò il Palasport. Ne1 frattempo all'auditorium di via Roma iniziavano i primi appuntamenti jazz; nel '78 il circolo "Salvemini" portò il grande pianista valtellinese Guido Manusardi per un concerto solo, e lo stesso anno Micron C organizzò la performance, tuttora discussa, del duo Andrea Centazzo-Eugene Chadbourne, "folle" chitarrista Usa poi con Zorn, che continuò a fare esplodere palloncini sul palco e dopo,con la chitarra elettrica, cominciò a grattare con il plettro vicino al pick-up.

Ancora Micron C organizzò il concerto dell'0.M.C.I. di Toni Rusconi batterista "free" che si dilettò anche nel percuotere le sedie dell'auditorium. Poi l'Emac, nei primi anni '80, propose all'Auditorium il grande saxman Gianni Basso (alla batteria era il buon Giancarlo Pillot) e, per due volte, il Milan Jazz Quartet, con successo di pubblico; al Kulturni Dom, più avanti, nei tardi '80, Giulio Capuozzo, ex-Area propose i concerti in duo con il chitarrista Bruce Forman, il trombettista Jimmy Owens, il percussionista indiano Trilok Gurtu, genio riconosciuto, e ancora, la performance in trio con George Cabless. Sempre negli '80 giunsero a Gorizia gli Agorà (con Ares Tavolazzi) alla Valletta del Corno per "Gorizia All Show" dell'86 e Irio De Paula al Castello.

I NOVANTA

Ne1 Novanta, per il pressing del jazzofilo Pietro Paron in sinergia con la volontà dell'assessore alla cultura Ubaldo Agati che contattò il promoter Giancarlo Velliscig della Kappa Vu, iniziarono all'auditorium gli "Incontri Jazz", che si aprirono con un concerto della cantante ita1a-inglese Lilian Terry e altri musicisti della scuola jazz di Bassano del Grappa. Il percorso degli "Incontri" fu sostenuto con convinzione, sino ai giorni nostri, dai successori di Agati, vale a dire Rodolfo Ziberna e, dal '94, Antonio Devetag, che aveva respirato fin da giovanissimo jazz in famiglia. Gli "Incontri" divennero nel '99 "Gorizia Jazz", con una doppia stagione a cura di Kappa Vu e dell'attivo circolo Controtempo, che cura la rassegna in questo 2001, dopo esperienze a Romans, Monfalcone e, al momento, anche a Cormons, senza dimenticare alcuni concerti organizzati al bar Balù di piazza Cavour con nomi quali il duo Fresu-Di Castri, il chitarrista Armando Corsi, il trio Marangolo-Tavolazzi-K? ed altri ancora. Gli incontri sono tutti stampati nella mente di chi scrive che, per esigenze professionali, si perse soltanto quello di Rava e Galliano nel '95 al Kulturni Dom e, più avanti, nel '97, per motivi di salute, quello di Michel Petrucciani con il suo gruppo. Gli "Incontri" furono ospitati nel '90 all'auditorium di via Roma, nel '91,'92 e '93 al teatro Verdi, nel '94 nella sala maggiore dell'Ugg, nel '95 al Kulturni Dom, nel '96 e '97 al cinema Corso (e in qualche appuntamento al Kulturni Dom), e, dal '98, nuovamente all'auditorium di via Roma: tra i tanti ricordiamo nel '90 Massimo Urbani, che riuscì a suonare nonostante stesse molto male a livello psico-fisico. Il '91 fu l'anno delle magie di Lester Bowie, Chico Freeman, Kenny Wheeler, Manfred Schoof e altri: l'anno successivo vide di scena "giants" del piano come Kenny Werner, Cedar Walton, Paul Bley e altri come Randy Brecker, Eddie Gomez, Billy Higgins e Gary Peacock, mentre il '93 fu l'anno dei saxmen Steve Coleman(famoso il suo iniziale "no cameras, no tapes, no nothing"), Steve Goodman, Steve Lacy e Bobby Watson. Il '94 fu dei grandi guitar-men Mick Goodrock, Mike Stern e John Scofield e, con loro, Tom Harrell e Palle Danielsson: nel '95 grandi performances furono quelle del trio Carla Bley-Andy Sheppard e Steve Swallow, del duo Galliano-Rava, di Don Byron e di Scott Henderson (per gli appassionati di fusion).

Il '96 Vide di scena John Surman (già a Gorizia per "All frontiers" al Fogar, rassegna organizzata da More Music, nel '91) Miroslav Vitous e il mitico Michel Petrucciani, che commosse con la sua arte l'intera sala e si rivelò artista squisito e assolutamente alla mano (ricordiamo le sue "incursioni" nel Caffè "Al Corso" e poi, in serata, al Rosenbar. Il '97 vide di scena ancora Michel con un super gruppo, Airto Morcira con Flira Purim, David Murray con Aki Takase (al Kulturni Dom, memorabili), e i figli di Tom Jobim. Il '98 fu l'anno di Lew Soloff, Galliano e Michel Portal, Bill Bruford e altri.Nel '99 "Gorizia Jazz" propose, tra gli altri, Bill Frisell e, ancora Steve Kuhn e Franco Cerri in piazza Sant'Antonio e il prodigioso Brad Mehldau al Kulturni Dom in trio: sono memoria recente i concerti del 2000 di Mehldau solo, di Maria Joao, dell'Aires Tango, e altri Maestri. 

Nel frattempo ha iniziato ad organizzare anche l'Associazione Lipizer, mentre dall'operato instancabile di Glauco Venier all'Istituto di Musica come didatta è nata anche 1'associzione Musica Libera. Il racconto continua, grazie a Controtempo e all'assessorato comunale alla cultura: Gorizia, città di incontri e di fratellanza e di cross-over culturali, ha negli appassionati di musica la "sapientia cordis" che ha consentito di realizzare iniziative che ci sono invidiate da molte altre città.

ERMI BOMBI

GLAUCO VENIER