1350: ASSASSINIO DEL BEATO BERTRANDO UNA VENDETTA DEI CONTI DI GORIZIA

Storia di Gorizia - Dopo Enrico II la potenza della contea di Gorizia comincia a sgretolarsi: sarà un processo lungo più di un secolo ma che avviene non soltanto per colpa dei protagonisti ma soprattutto per l'affermarsi ormai inevitabile di principati, famiglie e "nazioni" come gli Asburgo e la Serenissima che agiscono su scala europea e soprattutto traguardano lucidi e organizzati obiettivi egemonici. I conti di Gorizia si ritirano lentamente anche se il loro prestigio e anche una parte del loro potere restano integri, tanto che l'Imperatore del Sacro Romano Impero, il praghese Carlo di Lussemburgo li nominò principi dell'Impero.

A partire dalla scomparsa di Enrico II, iniziò per la dinastia mainardina - sia nel ramo goriziano che in quello tirolese una fase di stallo, preludio di un lungo declino. A Enrico II doveva succedere, in linea diretta, il figlio Giovanni Enrico, che però morì nel 1338, appena quindicenne. La Contea passò così ai cugini, cioè ai figli di Alberto II, Alberto IV(che morì nel 1374), Mainardo VII ed Enrico III. Proprio a causa della frammentazione della Contea e di una politica poco ambiziosa, la dinastia si limitò a gestire gli interessi alpini e transalpini, lasciando campo libero in diversi territori, a tutto vantaggio degli Asburgo. Intanto, un'ultima fiammata d'orgoglio accese il Patriarcato d' Aquileia : Bertrando di San Genesio strappò Venzone ai Goriziani, che dopo la sconfitta di Osoppo subirono addirittura nel 1340 l'onta di un assedio, peraltro senza esito per la loro città. Ma l'attivismo del Patriarca Bertrando si attirò l'ostilità dei nobili friulani, che decisero di fare fronte comune con i Conti di Gorizia. Proprio in questo clima maturò, nel 1350, l'assassino del patriarca Bertrando al guado del Tagliamento di San Giorgio della Richinvelda, episodio saliente della storia friulana e frutto di una inconsueta alleanza tra Goriziani e Cividalesi. Dopo la morte di Bertrando, il conte Enrico III di Gorizia si propose quale capitano generale del Patriarcato, ma la carica venne attribuita ad Alberto II d'Austria: con questo importante gesto si manifestava, anche in Friuli, l'alternativa storica degli Asburgo alla casata goriziana. In quegli anni, attraverso una politica di prestiti concessi agli ormai indebitati Conti goriziani, gli Asburgo ponevano le basi per il controllo amministrativo diretto della Contea goriziana.

Fra i successori di Enrico II, emerge Mainardo VII, la cui azione politica è tesa ad assicurare la sopravvivenza della dinastia, nonostante la cessione del Tirolo all'Austria avvenuta nel1363. La minaccia ora veniva dall'Ungheria, attraverso la casata dei Cilli (dalla città slovena di Celje) contro cui si allearono Mainardo VII e il duca Leopoldo d'Asburgo attraverso un patto quadriennale di mutuo soccorso. Ciò non impedì allo stesso Mainardo di stipulare un nuovo patto proprio con i Cilli nel 1373, in aperto contrasto con gli Asburgo: da allora, per oltre mezzo secolo, la dinastia dei Cilli ebbe facile accesso nel Goriziano. Era il tempo in cui andavano costituendosi, intorno alla corona imperiale romano-germanica, le grandi famiglie degli Asburgo, dei Wittelsbach e dei Lussemburghesi. Il prestigio dei Conti di Gorizia rimaneva però intatto tanto che l'imperatore Carlo di Lussemburgo li elevò al rango di Principi dell'Impero.

A.D.

L'assassinio del Patriarca, affresco nel Duomo di Udine


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