ANTONIO V°: LA PRESA DI GORIZIA

15.09.2021

Il commissariamento di Gorizia sta raggiungendo l'apice, con l'intronamento di Antonio Quinto (da Il Piccolo), di cognome Paoletti, megapresidente della Camera di Commercio della Venezia Giulia, ircocervo nato dalla svendita, dieci anni o sono, dalla sottomissione della classe digerente (sic) goriziana ai voleri di Trieste. Un disastro che l'ente camerale cerca di far dimenticare con paginate di pubblicità sui quotidiani locali, in cui rivende come straordinarie le sue ordinarie attività.In fatto è che a quel posto, secondo precisi accordi, doveva sedere un goriziano, un'opzione che non è stata neppure presa in considerazione dai vertici triestini. Un po' come succede in Regione quando si tratta dei finanziamenti per la Capitale Europea della Cultura, che scavalcando il Comune di Gorizia vanno diritti alla sua artistica emanazione, l'Erpac. In questo Madriz vicepresidente della Cciaa in questione e Ziberna, primo cittadino, sono accomunati dalla stessa totale irrilevanza.Ma veniamo ai fatti: Il Piccolo, oltre ad affliggerci con la seconda affatto entusiasmante agiografia di Paoletti, riporta la sua minaccia di "un'integrazione sempre più forte tra Trieste e Gorizia" che noi traduciamo: ci sono ancora tesori goriziani da compulsare, vedi Capitale Europea della Cultura. E chiude male sull'agroalimentare, puntando solo sull'asset di Villa Russiz, scavalcando di un botto il Patto del Collio che riunisce ben dieci comuni e sottovalutando il riconoscimento Unesco Collio - Brda.


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