I MUSEI TORNANO A GORIZIA

01.02.2020

I Musei Provinciali di Gorizia compiranno il primo passo verso il ritorno alla comunità che li ha voluti, desiderati e creati nell'autunno di quest'anno, dopo che la Regione avrà costituito gli Enti di Decentramento Regionale (EDR) primo passo verso la ricostituzione delle Province di Udine, Trieste, Pordenone e Gorizia.Si riparerà finalmente alle sciagurate decisioni ai combinati disposti Serracchiani- Gherghetta e Torrenti -assessori provinciali, che tolsero a Gorizia la gestione del suo tesoro culturale costituendo quel carrozzone che Ettore Romoli definì "stipendificio" e la cui funzione nessuno ha ancora capito, tranne i beneficiati, ovvero alcuni dirigenti la cui posizione aspettava da anni di essere incardinata correttamente. 

Tra le "produzioni" dell'Erpac, una mostra sul realismo russo novembre 2017- marzo 2018, costata uno sproposito (si dice oltre 500mila euro ma noi, come dice Crozza, non ci crediamo) ma che se fosse vera equivarrebbe ad almeno 5 grandi mostre in cinque e più anni per valorizzare il patrimonio artistico della nostra Pinacoteca.Quale risarcimento per lo scippo compiuto (un patrimonio che soltanto per i quadri fu incautamente e poveramente quantificato in 8.263.850 euro ) la giunta Regione a guida Serracchiani, promise 4 o 5 milionuzzi per riverniciare Villa Louise, affidandone il restauro all'Ater.L'Ater di Gorizia? Neanche per idea: a quella di Udine. Conclusione, la bella villa proprietà della Fondazione Coronini è tale e quale tre anni fa. I lavori, cominciati, fanno parte di quelle tate notizie non pervenute: forse la Fondazione, rispettando le volontà del Conte Guglielmo, potrebbe dire qualcosa in proposito.Ricordiamo che l'Erpac, fu creata a margine della costituzione di quell'altra ciofeca che erano le Uti, create in nome di una semplificazione che distrusse quattro province per crearne 17 nuove. L'Erpac, genialmente, riuniva in un unico ente inutile Villa Manin, magnifico - e vuoto - complesso settecentesco, il museo della civiltà contadina di San Vito al Tagliamento (sic) , e i nostri musei, vera miniera di arte e di cultura. E di Storia con la S maiuscola perché ad essi appartiene anche l'Archivio storico provinciale, ovvero il "diario documentato" della nostra città e della sua Contea. Uno scrigno prezioso della Mitteleuropa.La proprietà dei Musei provinciali, genialmente, andò al 100% a Gorizia e al 100% a Monfalcone, impedendo nei fatti la restituzione di questo immenso patrimonio alla città che l'aveva creato.L'assessore regionale alla cultura Tiziana Gibelli, supportata dal consigliere regionale Diego Bernardis, ha quindi recepito quelle che erano le volontà del territorio - che noi abbiamo sostenuto a spada tratta - e i Musei provinciali ritorneranno non al Comune di Gorizia, ma alla nuova Provincia di cui la nostra città - si spera - sarà capoluogo. Palazzo Attems Petzenstein con la Pinacoteca, il Museo della Grande Guerra, l'Archivio storico provinciale saranno nuovamente nella gestione isontina e di Gorizia.Siamo convinti che tutto il territorio se ne gioverà ampiamente e crediamo che fin da ora la nostra città dovrebbe pensare a come mettere a frutto questo grande "regalo" che il 2020 ci porta, anche in relazione alla candidatura di Gorizia-Nova Gorica quale capitale della cultura europea e quella del Collio-Brda a Patrimonio Unesco. Ci sarà qualcuno in grado a mettere insieme nei fatti questa opportunità?Regione, aiutaci tu.

GORIZIA3.0

*Riportiamo da Il Piccolo del 26 febbraio 2016, articolo di Francesco Fain: "Si era parlato grossomodo di 7,5 milioni di valore. In realtà, la Pinacoteca dei Musei provinciali vale ancora di più: 8.263.850 euro.Il dato, al centesimo, scaturisce dall'inventario definitivo effettuato dalla Provincia per quantificare il valore dei propri tesori. Ecco perché la partita della futura proprietà delle collezioni sta diventando sempre più spigolosa.«La Pinacoteca - spiega l'assessore provinciale alla Cultura, Federico Portelli - è composta complessivamente da 736 dipinti: 32 di questi valgono cadauno più di 50.000 euro. Ci sono anche 2.228 stampe, 162 disegni, 13 sculture in deposito».