BLANCHIS E I BLECS CUL GJAL

07.11.2020

Percorrendo la strada che dall'abitato di Mossa conduce all'ex valico di Vipolze non si può non notare, sulla sinistra, un bell'edificio, che ci richiama ad una storia antica. Qui Giovanni Battista Blanch nel lontano 1904 aprì la sua osteria per accogliere chi, di ritorno dai campi, si fermava per un bicchiere di vino e uno spuntino. Ma anche chi voleva gustare le specialità di una cucina al tempo già rinomata. Blanch - Blanchis: la radice comune induce ad un nesso che in realtà manca: il Blanchis prende nome dalla bella villa bianca degli aristocratici Bauger, di origine spagnola, di cui i Banch ne erano coloni. Durante la prima guerra mondiale la trattoria venne trasformata in ospedale. Nella seconda, la Trattoria Blanch fu requisita per scopi militari. Sono le uniche due pause che si è concessa, arrivando ai giorni nostri per narrarci una storia gastronomica dai sapori antichi nel rispetto della tradizione e della stagionalità. 

Ecco allora a primavera le erbe selvatiche: sclopit, bruscandoli, germogli di pungitopo e asparagi selvatici ad impreziosire frittate e accompagnare gnocchi e risotti. Tra i secondi si segnala l'immancabile capretto al forno. In estate i funghi: porcini e galletti, trifolati, ai ferri, e coniugati alla pasta fatta in casa o al riso. Con i primi freddi arrivano in tavola ancora i funghi: ma ai porcini e i finferli si aggiungono ovuli, chiodini, mazze di tamburo e la selvaggina da piuma e da pelo per un tripudio di piatti dai sapidi sapori autunnali. 

La mitteleuropea goulashsuppe, il baccalà con la polenta fumante, sua altezza la rosa di Gorizia: allietano i palati quando la stagione apre le porte all'inverno. Al cjante il gjal e al criche il dì ci ricorda una delle più belle e popolari canzoni friulane. E qui il friulano è di casa, ma lo è soprattutto il gallo, diventato emblema della Trattoria Blanch, che dei blecs cul gjal ne ha fatto il must della sua cucina. La quale - come il re dell'aia - è ruspante e genuina e schietta nei sapori delle pietanze che ti arrivano al palato esaltate nelle loro qualità caratteristiche. E qui entra in scena la chef, Valentina, che ereditando la tradizione culinaria tramandata, ci ha messo inevitabilmente del suo. E quello che ci ha messo si è dimostrato un valore aggiunto decisivo. Anna, la figlia, si occupa dei dolci. Alla plancia di comando il patron Giovanni Blanch, che cura la sala con il figlio Raffaele.

Non vi abbiamo detto tutto della Trattoria Blanch: lo spazio non ce lo consentiva. Manca in particolare la Fieste dal Gjal che si tiene da più di trent'anni e manca lo splendido giardino che profuma di silenzio e di campagna, facendoti sentire in pace con te stesso e col mondo. 

Rossella Dosso

Estratto di un articolo pubblicato sulla rivista enogastronomica Fuocolento - Il Mensile del Gusto a Nordest.


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