CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA: MA GORIZIA NON ERA ANCHE FRIULANA?

13.07.2021

Ma ai "piani alti" non hanno letto il Bidbook, ovvero l'offerta degli eventi di Gorizia - Nova Gorica Capitale Europea della Cultura 2025? Se l'avessero fatto si sarebbero dovuti accorgere che non c'è un'iniziativa che sia una dedicata alla componente friulana di Gorizia, a quella koiné e a quella cultura che nei quasi 100 eventi previsti viene toccata di striscio nel Bibliobus: un autobus che porta in giro libri nella lingua dei gruppi nazionali residenti nell'area. Anche cinesi.

Ne Il casinò delle lingue invece il friulano dovrebbe trovare spazio tra le tante lingue le cui parole, frasi e verbi saranno vinti in luogo del denaro da chi si cimenterà nella roulette o al black jack! Non scherziamo: è un'iniziativa benefica sostenuta dalla Hit Casinos per distogliere dal vizio del gioco. Eppure ancora oggi moltissimi goriziani parlano il friulano, del resto lingua corrente a Lucinico e a San Rocco.

 E allora appare opportuno un richiamo alla storia per chi opera nel Gect o, figurarsi, a sindaco e giunta. Il friulano era usato a tutti i livelli: dalla nobiltà alla borghesia fino ai ceti artigiani e operai, e veniva parlata da un gran numero di sloveni. Nel 1820 l'arcivescovo, lo sloveno Walland, invita i fedeli friulani a dotarsi dei testi di preghiera nella loro lingua mentre l'imperatore Giuseppe II per compiacere ai nobili goriziani prova a parlare nella loro lingua, il friulano.

La cui letteratura è ricchissima a Gorizia, dove nel 1919 viene fondata in onore di un grande friulano e goriziano cui fu intitolata, la Società Filologica Friulana Graziadio Isaia Ascoli, il massimo presidio della lingua e della cultura friulana. Ricordando per esempio che il Musnig - Muznik, protomedico e autore de il Clima goritiense, ci testimonia che nel '700 i Goriziani "triplice sermone loquunturm, slavonico, germanico, et furlano": affermazione che si può interpretare nel senso che una parte dei Goriziani parlasse in ciascuna delle lingue, ma anche - com'è documentato - che gli stessi parlassero (e scrivessero) in tutte tre le lingue.

Prima ancora, nel 1593, la silloge francofortese del Pater Noster declinata in quaranta lingue europee indica il friulano come lingua "Goritianorum ed Forojuliensium". E il censimento austriaco del 1857 ci segnala che sul totale della popolazione della Contea di Gorizia e Gradisca che era pari a 196.275 abitanti, 130.748 erano sloveni, 15.134 italiani, 2.150 tedeschi, 403 israeliti e ben 47.841 friulani. Mentre limitandosi alla sola città di Gorizia Carl von Czoernig rapporta la situazione al 1869 segnalando che su 16.659 abitanti - accanto ai 3.500 sloveni, i 1.800 tedeschi e i 300 israeliti - dei restanti 11.100 Goriziani, 10.000 si dichiaravano friulani.

Quelle ricordate sono solo alcune delle innumerevoli testimonianze del radicamento friulano nel patrimonio storico e culturale di Gorizia, la cui parlata- si ribadisce-trova al giorno d'oggi una larga diffusione nei quartieri di Lucinico e San Rocco mentre nei mandamenti di Cormons e Gradisca d'Isonzo si registra una diffusa e spontanea partecipazione alla friulanità. Chi scrive segnala la grave rimozione dell'imprescindibile patrimonio che la friulanità stessa riveste per il nostro territorio e si rivolge oltre a quello di Gorizia, ai Sindaci dei Comuni dell'area goriziana che condividono la cultura friulana affinché vi rivendichino uno spazio adeguato in occasione dell'appuntamento con la Capitale Europea della Cultura.


Rossella Dosso

Nella foto: Veduta della pianura del Friuli austriaco e veneto da Gorizia al mare, olio su tela di Simeon Goldmann, 1779 (Gorizia, Fondazione CARIGO)