CARLO GOLDONI E IL VINO “ FA FIGLIOLI” E LA GORIZIA DEL 700

03.01.2021

"I vini erano eccellenti; vi era un certo vino rosso che si chiamava fa figlioli e che dava motivo a delle graziose lepidezze.....". Così' un diciannovenne Carlo Goldoni a proposito dei vini serviti al pranzo, ospite dei conti Lantieri a Vipacco. Dove l'uso di quel sostantivo - lepidezze - che appare oggi desueto ma oltremodo significante ci dà la cifra dell'aura di piacevolezza e di facezia che animava il convivio. Nel quale il vino che colpì di più il commediografo non era come prevedibile: inebriante, estasiante, ubriacante. No, il Goldoni per definirlo rinviene nel suo registro narrativo un neologismo - quel fa figlioli - che potrebbe apparire poco poco sguaiato, ma che rientra in quella modalità espressiva colloquiale e popolaresca che è una delle ragioni del suo straordinario successo. Il pranzo dove " la tavola era copiosissima....vi erano sopra lepri e fagiani con un ammasso di starne, pernici, beccacce, beccaccini e tordi, e terminava la piramide con allodole e beccafichi" si tenne nel 1726, durante il suo soggiorno durato quattro mesi, al seguito del padre medico di fiducia del Conte goriziano Antonio Francesco Lantieri. Il Goldoni ci racconta nelle sue Memorie che a casa Lantieri il vino si beveva da un particolare bicchiere composto da diverse palle separate da piccoli tubi chiamato gloglo, dal quale " approssimandone alla bocca la sommità, ed alzando il gomito, il vino che passava per le palle e pe' tubi rendeva un armonioso suono". Quello riportato è uno dei tanti, piccoli episodi sopiti nel mare magnum della straordinaria storia della nostra città e che varrebbe la pena di risuscitare.

ROSSELLA DOSSO


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