CORONAVIRUS & RIPERCUSSIONI ECONOMICHE: FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA

29.03.2020

In questi giorni giganteggiano notizie sul Coronavirus, sugli aiuti europei e sul futuro dell'Europa stessa. Tutti ne parlano, ma nessuno sembra voler raccontare tutta la storia. Alcuni vedono e sottolineano solo i lati negativi, mentre altri ne evidenziano solo le positività. Quindi, prendendo spunto da questa mancanza d'informazione e constatando ulteriormente che, fin prova contraria, viviamo in Europa e la questione ci riguarda in prima persona, lo faremo noi su questa pagina.

Giovedì, i capi dei rispettivi governi europei, si sono riuniti per cercare di trovare un accordo preliminare sugli aiuti da destinare all'emergenza che siamo vivendo, un'emergenza che può far sprofondare l'economia europea anche più del 10%. Sfortunatamente, l'ultima riunione non ha fruttato i risultati sperati. Come sempre, le divisioni interne hanno impedito di trovare in fretta soluzioni congiunte capaci di far fronte alle emergenze, in questo caso quella del Coronavirus.

Bisogna però dire, che le istituzioni come tali, ovvero la Commissione e la BCE hanno agito, sembrerebbe, bene ed in maniera tempestiva. Certamente, le ancora limitate competenze in termini di budget che l'Unione detiene, le impediscono l'affrontare deciso di ogni problema su scala europea. Per la precisione, il budget europeo ammonta all'incirca all'1% del PIL degli stati membri, mentre quello nazionale s'attesta attorno al 50%; chiaramente si vede che c'è poco margine di manovra. Un altro discorso è invece quello della BCE (Banca Centrale Europea), che dopo la gaffe iniziale da parte della sua governatrice, la francese Christine Lagarde, si è impegnata in maniera molto decisa, dando ieri il via al più grande programma di acquisto di titoli di stato da 750 miliardi di euro, il più grande visto fin ora, finanziando l'emissione di nuovo debito all'interno di tutti i paesi dell'Eurozona. Beh, effettivamente non sono cose da poco.

Comunque, oltre alle buone mosse sopracitate, bisogna constatare (impietosamente) la mancanza di unità da parte degli stati quando presi singolarmente. Praticamente, le soluzioni che sono effettivamente state utilizzate, ovvero de decisioni prese dalla BCE e l'utilizzo dei fondi del bilancio Comunitario, sono state prese abbastanza in fretta perché già disponibili e pronte all'uso. Altra questione riguarda gli ipotetici Corona-bonds, dall'inglese bonds (obbligazioni), nient'altro che titoli di debito emessi su scala europea per contrastare la pandemia da coronavirus; da qui il nome Corona-bond. Questo strumento ancora non esiste e dunque necessita dell'approvazione da parte degli stati membri (27 stati). Per questo motivo, giovedì abbiamo assistito alle trattative da parte dei rappresentanti dei governi europei, poi conclusesi col nulla di fatto.

Questa opzione permetterebbe alla Banca Centrale Europea (BCE), o altre istituzioni - tra le quali si è anche parlato della Banca Europea per gli Investimenti, di emettere titoli di debito comunitari che andrebbero poi a finanziare le varie economie europee (in maniera proporzionale al danno subito) durante e dopo questa pandemia. In più, il "nostro" Mario Draghi, per chi non lo sapesse, ex governatore della BCE, nonché uno dei pochi che è riuscito nell'impresa ardua di dire "nein" alla Germania, si è espresso in maniera decisa nello spronare gli stati membri ad affrontare il problema in una maniera più forte e coesa, ma soprattutto con l'ausilio di nuove misure fiscali espansive (nuovo debito pubblico per intenderci). Vedremo se la questione da lui sollevata verrà ascoltata, crediamo di sì.

I Corona-bonds, oltre che rappresentare un'Europa finalmente unita, servono a contrastare ogni tipo di speculazione dovuta alle vulnerabilità che uno stato singolo può incontrare mentre cerca da solo di emettere nuovo debito, basti pensare i livelli già altissimi del debito italiano, greco, ma anche i livelli preoccupanti del debito pubblico francese, portoghese e belga e le difficoltà nelle quali potrebbero incorrere qualora la situazione degenerasse. Queste misure darebbero respiro all'apparato sanitario, ai cittadini, ma soprattutto alle imprese, che si vedono di fronte ad un periodo tragico, con tutta probabilità ben peggiore rispetto a quello già vissuto nel 2009.

Per la cronaca, Stati Uniti stanno per approvare un piano straordinario da 2.000 (!!!) miliardi di dollari (una cifra a 12 zeri), mentre in Europa, vari stati stanno, per ora, provvedendo da soli ad emettere nuovo debito. In questo caso la Germania arriverà a quota 160 miliardi, mentre l'Italia, notizia di questi giorni, raggiungerà probabilmente la soglia dei 50 miliardi. Bene, ci sta - nulla da dire. In momenti come questo non c'è altra alternativa, ma l'ipotesi dei Corona-bonds e del "tutti per uno", sarebbe con tutta probabilità molto più efficiente e adatta al momento. Essa, come detto, diminuirebbe di tanto i costi d'emissione espressi in interessi. Tuttavia, il nocciolo della questione ricade sul fatto che questi potenziali bonds dimostrerebbero al mondo che l'Unione è forte ma soprattutto solidale, quello che ci serve in questo momento.

Il problema però sta nella natura dei trattati europei. Ad oggi, essi non prevedono che le istituzioni europee possano contrarre debito pubblico (cosa che gli stati singolarmente fanno), perché una piena fiducia reciproca ancora manca e quindi la questione non è mai stata trattata. In quest'ottica, stiamo registrando in questi giorni dispute tra Sud e Nord, col Sud che unito vuole i Corona-bonds, mentre il Nord, anch'esso unito, rimane scettico a riguardo. Precisiamo che la nomenclatura "Sud" qui è indicativa, visto che accanto all'Italia, tra i firmatari della proposta vediamo la Francia, la Spagna, l'Irlanda, il Belgio, la Grecia, il Portogallo, il Lussemburgo ed anche la Slovenia. Incredibilmente, in questo caso il Sud comprende anche la Francia di Macron, uno stato che, si dice, faccia la voce grossa all'interno delle principali istituzioni europee. Siamo contenti inoltre, di vedere che con l'Italia vi sia anche la vicina Slovenia, un paese col quale ci sono state alcune tensioni nelle ultime settimane, tensioni che speriamo possano essere risolte presto.

Bene direte voi, e perché non si agisce subito? La questione è semplice, i paesi del Nord (non solo Germania per intenderci), non hanno ancora intenzione di finanziare i paesi del Sud. Si calcola, infine, che il costo complessivo ai contribuenti tedeschi s'aggiri attorno ai 30 miliardi di euro in più rispetto alle condizioni normali. Una soluzione comunque, potrebbe arrivare nelle prossime settimane. Le nostre speranze derivano dal fatto che, per la prima volta, paesi grandi come la Francia, ma anche il Lussemburgo (che di solito hanno molto potere in Europa), si siano schierati dalla parte italiana. Inutile negarlo, questo supporto alla questione ci dà molto conforto. In più, la soluzione potrebbe arrivare dalle parole della governatrice, la francese Christine Lagarde, che dopo una gaffe iniziale, se n'è uscita con l'ottima idea che i Corona-bonds possano essere effettivamente usati in maniera "una tantum" (una sola volta), cosa che potrebbe placare gli animi e le paure dei nordisti duri e puri.

Ci auguriamo quindi, che quest'idea, rappresentando una papabile via di mezzo, possa finalmente accontentare tutti e dimostrare finalmente che l'Europa come istituzione non si basi solo su questioni tecnico-economiche, ma anche su molta solidarietà tra i suoi popoli.

Martin Novak - Gorizia3.0