CORSO ITALIA A SENSO UNICO DA CECCO BEPPE A ROOSVELT

03.02.2021

"Dai pressi del Caffè del Teatro sino alla stazione ferroviaria le folte siepi di malvone, che fiancheggiavano i viali di platani, sembravano un interminabile tappeto di fiori, che destava la maraviglia di tutti i forastieri..... Ben a ragione Gorizia poteva venir chiamata l'incantevole città dei fiori del Friuli Orientale, da chi dalle brume boreali veniva bearsi del nostro bel cielo di croco e di cobalto". Cosi Ranieri Mario Cossar racconta il nostro Corso nella sua Gorizia d'altri tempi Il raccordo del Corso Verdi alla Stazione ferroviaria meridionale fu realizzato nel 1860 tramite la creazione di un ampio viale alberato con ai lati della strada spaziose corsie pedonali, a fianco delle quali furono piantati ben 440 platani. Portava al centro e se ne poteva uscire. Quest'ultima possibilità, chissà perché non sarà più concessa.

Per celebrare i 25 anni dell'ascesa al trono dell'Imperatore d'Austria e Ungheria, nel 1873 divenne Corso Francesco Giuseppe e nel novembre del 1918 fu chiamato Corso Vittorio Emanuele III, in onore al re d'Italia. Nel settembre del 1943, con l'armistizio, il Corso fu intitolato all'aviatore fascista Ettore Muti, mentre nel maggio del 1945, durante l'occupazione titina prese il nome di Corso Tito per poi - ammiccando agli alleati Americani - diventare Corso Roosvelt. Ma i Goriziani lo chiamavano Corso Italia, e il richiamo patriottico è rimasto. Fino a qualche giorno fa quando, pur senza cambiare nome, ha conosciuto una trasformazione che lo ha trasformato in un budello plurifuzionale, che volendo accontentare automobilisti, tramvieri, ciclisti, motoristi, ciclisti, pedoni, bambini, aviatori equini e animali domestici (questo ultimi non votano) ha deluso tutti. deformando le caratteristiche originarie di questo bel viale, che ha attraversato austero 160 anni di storia cittadina e che i Goriziani vogliono rimanga quale è sempre stato: il simbolo della Nizza Austriaca.

Rossella Dosso

Foto dal web


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