Demetrij Cej (1931 - 2012)

08.02.2020

Frequenta la scuola elementare nella capitale serba. Dopo l'inizio della seconda Guerra mondiale con la famiglia si trasferisce a Gorizia dove viene iscritto alla scuola media slovena e,successivamente, alla Scuola d'Arte dove si diploma in decorazione pittorica nel 1952. Inizia ad esporre nel 1949. Dal 1953 al 1964 lavora come pittore di bordo ai Cantieri Navali di Monfalcone. Contemporaneamente, dal 1960 al 1964 inizia l'attività di scenografo teatrale collaborando con il regista goriziano Francesco Macedonio, fondatore del Piccolo Teatro Città di Gorizia. All'inizio della stagione teatrale 1964/1965 lascia Gorizia per Trieste dove assume l'incarico di scenografo, scenotecnico e costumista al Teatro Stabile Sloveno dove lavora fino al 1993. Qualche anno dopo rientra a Gorizia e dipinge fino al 2004. A causa delle gravi condizioni di salute, smette di lavorare . Muore in quella che ha sempre considerato la sua città nell'aprile del 2012. 

In oltre cinquant'anni di attività artistica Demetrij Cej partecipa a centinaia di mostre collettive e allestisce più di 80 mostre personali in regione, in Slovenia e nel vicino Veneto. E' presente a premi, concorsi e mostre extempore di pittura ottenendo molti premi e riconoscimenti. Vince il prestigioso Premio San Floriano organizzato nel Castello Formentini e partecipa a varie edizioni del Premio Piran a Pirano d'Istria. Realizza un centinaio di scene teatrali su suo progetto e collabora alla realizzazione di lavori di altri scenografi. Partecipa alla vita culturale goriziana, particolarmente vivace nel primo dopoguerra, e stringe solidi rapporti di amicizia e di collaborazione con i pittori Cesare Mocchiutti, Ostilio Gianandrea, Sergio Altieri, Gigi Castellani, Ignazio Doliach, Armando Depetris, Gianmaria Tuti; con il critico d'arte Joško Vetrih , il regista Francesco Macedonio e gli attori Mario Pirolo e Gianfranco Saletta. La sua ricerca pittorica è interamente caratterizzata dall'uso di materiali singolari, almeno in pittura, come le sottili reti metalliche che stende sulle composizioni o le garze, il polistirolo, il poliuretano espanso, il plexiglass, la foglia d'oro, il sughero che utilizza assieme ai colori per costruire le immagini dei quadri. E' sempre molto attento alle esperienze dei grandi artisti internazionali, delle avanguardie storiche e dei maestri della pittura slovena, soprattutto Lojze Spacal, Avgust Černigoj e Lojze Spazzapan. Da metà anni '50 a tutto il 1960 le sue opere migliori rappresentano città, fabbriche, case di periferia e composizioni architettoniche che molti, fra cui gli amici Altieri, Macedonio e Vetrih, hanno definito come "immagini della memoria", visioni della nativa Belgrado, città in cui Demetrij Cej bambino prova sulla sua pelle la fame, la povertà, il degrado sociale che condivide con i genitori e i fratelli con molta dignità e coraggio.