CORONAVIRUS: DOV'E' L'EUROPA DEI POPOLI?

14.03.2020

Il problema del Coronavirus sta portando [finalmente] a galla la vera Europa. Il progetto dell'Unione Europea è certamente un qualcosa di positivo per l'economia di continentale, un progetto che porta a più unità economica, culturale e sociale, cosa ben risaputa a Gorizia con il progetto "Città della Cultura 2025".

Ma oltre a queste belle cose, la solidarietà tra i popoli si vede e deve vedere in momenti di crisi come questi, senza direttive e progetti ad interesse comune. In questi giorni si sono viste parecchie misure volte a contenere la pandemia, tutte quante decise dai singoli stati, ma mancando proprio del principio base della solidarietà. La Germania ha cercato di impedire l'export di materiale sanitario - una manovra non consentita (e grazie al cielo sanzionata ed impedita) dall'Unione Europea, molti altri stati hanno impedito l'accesso agli Italiani ("mostruosi untori" - solo perché i più attenti a fare i test preventivi), altri hanno bloccato tutto...

Qual è il minimo comune denominatore di tutto questo? Bene, certamente l'impreparazione europea - più o meno come nell'ultima crisi. I pochi (se non nulli) poteri che l'Europa ha in ambito sanitario si stanno mostrando tutti in questo momento, dove ogni paese se ne va per le sue, creando un caos incredibile che sicuramente avrà ripercussioni economiche terribili su tutto il Vecchio Continente.

In più, vediamo che gli stati a noi confinanti ci stanno chiudendo i confini, Austria e Slovenia principalmente. Ci dispiace vedere che la Slovenia abbia chiuso i confini in maniera così eloquente, cosa poi parzialmente aggiustata con delle disposizioni più leggere. Sicuramente si poteva fare altrimenti, in una maniera più solidale, unita ad una più stretta collaborazione. Ricordiamoci dell'estate scorsa quando la proposta di ripristinare i confini portò a manifestazioni di ogni genere. Ok, siamo in crisi, poco da fare, ma non ci sembra comunque il modo giusto per affrontare il problema. Non è sicuramente colpa di Lubiana se i paesi a lei confinanti le hanno, a loro modo, chiuso le frontiere in faccia, ma non comprendiamo comunque perché anche il traffico merci debba essere stato completamente bloccato senza preavviso, con danni economici ed ambientali molto importanti. Ripetiamo, si poteva fare altrimenti e previa consultazione della Regione almeno. Ricordiamoci che la regione tiene ottimi rapporti culturali e soprattutto commerciali con la Slovenia, rapporti che inevitabilmente saranno rivisti al ribasso nell'immediato periodo del dopo virus. Le proteste di Fedriga e della Farnesina, speriamo facciano sì che la situazione si risolva nel migliore dei modi. Il danno però è fatto, un danno che certamente fa male a Gorizia soprattutto in ottica 2025 - Città Europea della Cultura.

In tutto questo però sentiamo la mancanza di Bruxelles. Non bastano le dolci parole della Von der Leyen, le rassicurazioni (con tanto di gaffe) della BCE, della Merkel ecc. Non bastano solo i soldi, che dovrebbero comunque arrivare, serve più umanità e solidarietà. Ci sembrerebbe normalissimo che tra paesi europei ci si dia automaticamente una mano in momenti del genere, cosa non sempre scontata, come abbiamo visto. Infatti, non c'è da stupirsi che gli aiuti cinesi abbiano acceso i cuori di milioni di Italiani, una cosa che verrà sicuramente molto comoda alla Cina a discapito (forse) del mondo Occidentale.

Quindi, in tutto questo si evince che gli equilibri geopolitici possono mutare molto in fretta. Sta agli europei, ai popoli europei, decidere come comportarsi e con chi stare, con o contro noi stessi.

Gorizia3.0

robert wedmark

Foto presa dal web - dall'articolo de il Friuli