ELEZIONI, SELFIE, BIDBOOK

10.10.2021

Il voto è il sale della democrazia e il suo esercizio è un dovere civico, come vuole la Costituzione. O meglio lo era, perché guardando ai dati d'affluenza alle amministrative di domenica scorsa, dove ha votato praticamente un elettore su due, al dovere civico è subentrato un evidente distacco dalla politica.

 E soprattutto verso buona parte di questa classe politica che, diversamente da ciò che accadeva nella tanto vituperata prima Repubblica, non passa il vaglio di una selezione, del cursus honorum, e spesso ricopre degli incarichi senza averne l'adeguata attitudine, immaginando la politica non già nel solco dell'invero demagogicamente abusato spirito di servizio ma come fonte di vantaggio economico o di gratificazione di un bisogno egocentrico che la pratica del selfie ha contribuito ad enfatizzare nella sua portata più spettacolare e che ha visto gli amministratori goriziani assurgere a "ottimo" esempio. Il trend anaffettivo ha interessato anche il Goriziano, storicamente molto rispettoso del dovere elettorale, senza che la politica locale si sia soffermata a riflettere perché troppo impegnata a valutare scostamenti percentuali e a guardare acriticamente alle prossime scadenze elettorali, dove il numero dei votanti verosimilmente andrà ad assottigliarsi ulteriormente, ma chi se ne frega.

 Gorizia andrà al voto nella prossima primavera e chi avrà la responsabilità di governare questa povera città, capoluogo ormai solo nominale, dove non si ha più la facoltà di nascere e dove si è radicata la consuetudine allo sbaracco di qualsiasi prerogativa, dovrà lavorare alacremente per ridarle dignità, valorizzarne il suo straordinario patrimonio culturale che non è quello amenamente sottostimato dal Bid Book della Capitale Europea della Cultura, creare le condizioni per un rilancio economico che argini l'emorragia demografica e l'abbandono giovanile crescente. E che ridia dignità ad una città che, partendo dalla sua nobilissima vicenda ultramillenaria, sappia riprendersi il ruolo di protagonista in ambito regionale, magari allargandosi al Cervignanese e ad Aquileia che le sono affini per storia e per cultura.

Allora i nostri figli e i nostri nipoti nasceranno nuovamente a Gorizia e gli elettori ritorneranno a votare. Non è impresa nelle corde di chi sta governando la città.


Ermes Dosso