ENRICO II IL CONTE TEMERARIO. ALLA CONQUISTA DI PADOVA E TREVISO

27.12.2020

Enrico Secondo fu forse il più affascinante tra i Conti goriziani: aveva sposato Beatrice, rampolla dei da Camino e aveva certamente ammirato l'opulenza e lo sfarzo delle corti dei principi italiani. Operò per ingrandire il suo territorio che alla sua morte andava dall'Istria alla Carinzia dall'Attuale Slovenia al Veneto. Un grande della storia di Gorizia: e la sua morte, durante una banchetto, suscitò molti interrogativi. Leggete qui. Enrico II, nato nel 1266 e figlio Alberto II, fu forse il personaggio più affascinante della casata goriziana dei Mainardini. Il Conte crebbe con una buona educazione italiana, tanto da alimentare la leggenda di un soggiorno di Dante alla sua corte. Nel 1297 sposò Beatrice , figlia di Gherardo III da Camino (il "buon Gherardo" come lo chiamò Dante ), e successivamente, nel primo ventennio del Trecento, riuscì ampiamente a dominare nella politica friulana del tempo. Il Conte, molto stimato dal Duca d'Austria Federico d'Asburgo, si distinse infatti per l'affermazione dell' autorità comitale a netto discapito di quella patriarcale: basti pensare che , nel 1313 , il patriarca Ottobono ne riconobbe la superiorità e gli conferì la carica di capitano generale a vita. Insediatosi in un momento di grande potenza della Contea di Gorizia , Enrico II accarezzò il sogno di espandere i suoi possedimenti in territorio italiano. 

CONQUISTE IN VENETO

L'Italia, con la sua cultura raffinata e la sua forte economia , era sempre al centro dei desideri di principi e imperatori tedeschi: una conquista sempre agognata. Ma tra Gorizia e la pianura padano - veneta c'era sempre l'ostacolo del Patriarcato. Enrico II mise in atto una strategia che mirava a sconfiggerlo definitivamente. Occupando parte della Carnia, basandosi sui possedimenti in Tirolo e in Carinzia, conquistando il Trevigiano e Padova, Enrico II riuscì a circondare il Patriarcato. Questo suo piano , se completato, lo avrebbe reso indiscutibilmente padrone del Friuli e di parte del Veneto. Per riuscirvi, il Conte si alleò dapprima con Verona scendendo a patti con Cangrande della Scala e, confidando nella neutralità di Venezia e con il benestare dell'imperatore Federico II il bello , marciò verso Treviso e Padova, assoggettando queste città nel 1319. I domini spaziavano dal Brenta alla Croazia , dalla Val Pusteria al Golfo del Quarnero ed Enrico II si decise di affrontare i della Scala di Verona. A Padova però, dopo i primi entusiasmi , cominciavano a serpeggiare i malumori provocati dalla condotta violenta degli armigeri tedeschi al servizio di Enrico II. Le trattative di pace favorirono lo scaligero Cangrande , che, attraverso intese segrete, riprendeva Bassano , restituendo a Enrico II i castelli di Asolo e Montebelluna. Il dominio di Enrico II iniziava a sgretolarsi. 

IL GIALLO DELLA SUA MORTE

Ma il nostro Conte non avrebbe mai visto il crollo della sua opera : nel 1323 , all'età di 57 anni , la morte lo colse improvvisa durante il banchetto organizzato per le nozze della figlia Elisabetta. Si parlò anche di un avvelenamento da parte dei sicari di Cangrande della Scala: è più probabile che Enrico morì a causa di una congestione. Enrico II fu un protagonista e pari per astuzia , intelligenza e ambizione , ai grandi signori italiani del tempo. Si trovava a operare in un contesto nel quale Venezia e i vicini Asburgo erano agli inizi della loro potenza : non a caso , dunque , il Conte osservò sempre un atteggiamento amichevole e prudente nei confronti della Signoria veneziana , evitando deliberatamente ogni aperto conflitto. 

LA CITTADINANZA VENEZIANA

Al punto che , nel 1313 , Enrico II ricevette la cittadinanza veneziana , e nel 1321 , quando si recò a Venezia con la moglie , il Consiglio dei Dieci , organo supremo della vita politica veneziana , gli concesse di dotarsi di un seguito armato, testimoniando così "l' amore e l'onore verso il Conte". Due anni prima era venuta a mancare la moglie di Enrico, Beatrice , e il Conte , preoccupato per la sua discendenza , si era unito in matrimonio alla principessa Beatrice di Baviera, che gli avrebbe dato il figlio Giovanni Enrico. 

Antonio Devetag


Ultimi articoli:


"Dai pressi del Caffè del Teatro sino alla stazione ferroviaria le folte siepi di malvone, che fiancheggiavano i viali di platani, sembravano un interminabile tappeto di fiori, che destava la maraviglia di tutti i forastieri..... Ben a ragione Gorizia poteva venir chiamata l'incantevole città dei fiori del Friuli Orientale, da chi dalle brume...

L'assessore regionale all'Energia Scoccimarro ha annunciato stamane di voler revisionare entro l'anno la legge sullo sconto carburanti ed eventualmente inserire nuovi comuni nel progetto, che va a supporto di una lunga e finalmente concreta battaglia goriziano-isontina per riequilibrare l'economia della fascia confinaria. Solo sulla nostra fascia...

Ricapitoliamo: 24 o 25 milioni a Pordenone, Udine e a Trieste. Progetti mirati, occasioni di sviluppo. Diciotto piazzati sul territorio dell'ex provincia di Gorizia e salomonicamente divisi tra i due capoluoghi, Monfalcone e Gorizia. Nove ciascuno. A Gorizia per progetti slegati da una visione d'insieme e che hanno suscitato più di qualche...

Se al primo mal di pancia la maggioranza che governa Gorizia rischia di andare gambe all'aria questa è la conseguenza di una gestione poco condivisa ed arrogante, della mancanza di dialogo con i cittadini, dell'evidente inadeguatezza di molti degli assessori, dell'incapacità di rivendicare un ruolo di protagonista per la città, spogliata come un...

Assisteremo presto alle avvisaglie di un improvvisa cotta per l'Isontino del quale a nessuno fregava niente fino e ieri. Fino a che il direttore del Messaggero Veneto e de Il Piccolo ha sollevato la "questione goriziana", da noi sempre evidenziata. Sindaco non mangia sindaco: noi, insieme a chi ci legge, andiamo avanti. Gorizia langue e sarebbe...