FERRAGOSTO GORIZIANO

15.08.2021

Gorizia d'altri tempi di Ranieri Mario Cossar è una straordinaria testimonianza degli usi, delle costumanze e delle abitudini dei Goriziani. Ed è anche un nostalgico tributo a un modello di vita - quello ottocentesco - che non risentiva dell'inquinamento atmosferico e dei cambiamenti climatici con i quali ci siamo abituati a convivere e che aveva una scansione del tempo agli antipodi con la concitazione e lo stress che dettano il ritmo alle nostre giornate. L'afa però era asfissiante allora come ora e - ci racconta il Cossar - per le vie e per le piazze "giravano dei carri con una grande botte dipinta in grigio appartenente al Civico Corpo dei Pompieri, per annaffiare la polvere".

E nel pomeriggio le caffetterie si riempivano di avventori che "cercavano di spegnere la sete con i calici di caffè al ghiaccio, con delle attraenti porzioni di sorbetto alla panna, alla fragola, al limone e alla pesca e con dei bicchieri di acqua anicina" ovvero di mistrà, come veniva chiamata questa bevanda all'anice. E a Ferragosto? Intanto una credenza popolare voleva che le vipere accovacciate sui rami degli alberi fossero pronte a balzare alla nuca dei contadini che si fossero messi al lavoro. Mentre era uso dei Goriziani recarsi in visita al Santuario di Barbana, e coloro che vi andavano si mettevano in viaggio già dopo la mezzanotte prendendo posto sui carri che portavano ad Aquileia dove salivano sul vaporetto che li portava a Grado, per poi raggiungere Barbana con delle barche a remi. 

Chi andava invece a Monte Santo si metteva in cammino sul far del giorno. Finita la Messa i visitatori affollavano l'Osteria al Nonzolo per bere il caffè col latte coperto da uno strato di panna, che aveva fama di essere il migliore che si potesse bere in tutto il Goriziano. Nel pomeriggio, dopo aver acquistato un oggetto ricordo, i fedeli si mettevano in cammino facendo tappa nelle osterie di Gargano e di Salcano prima di arrivare in città. Questo a Ferragosto, poi: la prima ploja d'agost rinfresca il bosc! Succede anche adesso.


Rossella Dosso