GIU’ LE MANI DA GORIZIA

26.05.2020

O di riffa o di raffa c'è sempre qualcuno che su Gorizia deve metterci le mani. Ce le aveva messe la Serracchiani togliendole il punto nascita e - dividi et impera - la "zarina" divise l'ex provincia in due UTI, dando la stura ad affatto epiche battaglie tra Goriziano e Monfalconese. Come in occasione della "scomposizione" dei Musei provinciali e delle predazioni subite dall'ospedale del capoluogo a favore di quello della città dei cantieri. L'idea era di accendere la miccia, far deflagrare l'ex provincia di Gorizia per poi raccoglierne i pezzetti e - un pò di qua e un pò di là - spartirli tra Trieste e Udine. Andata a casa (meglio: scappata) Serracchiani, qualche papavero di centrodestra ne ha ereditato il disegno: Monfalcone con Trieste. E Gorizia? Forse. L'importante è finire, cantava Mina, e l'importante era che Gorizia e la sua ex provincia finissero gambe all'aria. Sappiamo poi com'è andata e soprattutto com'è finita: l'ex Provincia verrà ricostituita. E tutti vissero felici e contenti? Non proprio. Perché gli appetiti sulla nostra città - bella senz'anima, nel senso che politicamente è sempre alla ricerca di un' anima - continuano attraverso un processo di immiserimento che intanto ha portato il suo forziere più importante, la Camera di Commercio, sotto l'egida della città di San Giusto, con i papaveri , quelli goriziani, a far da sponda ai poteri forti triestini. Non sempre ci si arriva alla meta percorrendo la principale. A buon intenditor poche parole.

ERMES DOSSO