GORIZIA, COSA FARAI DA GRANDE?

18.06.2021

Insomma, ogni giorno ci chiediamo cosa vuole essere Gorizia da grande. Nessuno lo sa, nemmeno chi è incaricato ad amministrare la città. Secondo recenti studi, ogni anno più di 33mila giovani del Nord-Est lasciano la propria terra, genitori, parenti e amici per emigrare in un altro Paese, dove le opportunità di crescita sono maggiori. Ora, molte volte si emigra per desideri personali, e non tutte le colpe vanno attribuite agli altri, ma è chiaro a tutti che le opportunità di lavoro (soprattutto per chi possiede un titolo di laurea) sono molto al di sotto della media di altri paesi considerati avanzati. Chi vi rimane invece, vede le proprie prospettive occupazionali e di sviluppo molto più basse rispetto ad altri Paesi.

Di questo trend, presente ormai da anni, Gorizia non ne è esente, anzi, è messa anche peggio.

Non entriamo in merito alla situazione economica di Gorizia, ma vogliamo dare qualche idea su come possa risorgere - o almeno cercare di farlo. Prima di tutto, vogliamo vedere una politica che pensi ai suoi cittadini e non alle poltrone o poltroncine. È comunque chiaro che la politica non può fare miracoli, ma deve almeno poter favorire l'attività privata cercando di arrivare dove la mano privata non è in grado di farlo. Questo non significa che la nostra pagina sostenga l'assistenzialismo pubblico tanto caro a questo governo, ma intendiamo, piuttosto, che essa debba favorire alcune iniziative su cui poi l'iniziativa privata può costruire qualcosa di buono.

Evidentemente questo non accade a Gorizia. Innanzitutto, non si ha la minima idea di quello che si voglia diventare da grandi. Inoltre, non sapendolo, si delega la gestione dei nostri beni ad altri (vedi tutte le svendite degli ultimi anni). Come ultima, la fusione tra i Consorzi di Sviluppo Economico di Gorizia e Monfalcone, ci porta a dipendere da Monfalcone per la "rinascita" industriale. Il consorzio di Gorizia è stato ormai definito "inutile e obsoleto", e quindi questa fusione con Monfalcone è considerata giusta dal nostro "entourage": anche elogiata sperticatamente. Ebbene, considerando che Monfalcone è tanto elogiata per la sua vocazione industriale, speriamo che possa effettivamente portare sviluppo anche a Gorizia: ma in questo caso non ci sono neppure le basi per una reciprocità: svendita, punto e basta.

Senza più futuro industriale, concentriamoci almeno sul terziario. Anche questo settore non sta andando per niente bene, ma è anche quello con le possibilità più concrete di riscatto. Pensiamo in particolare alla vocazione turistica della città, che dovrebbe ormai puntare sul turismo di qualità, possibilmente straniero, in un'ottica provinciale. Gorizia e i suoi dintorni hanno il Collio; poi c'è Grado, che attira centinaia di migliaia di visitatori ogni anno - non sarebbe opportuno offrire loro qualcosa in più, facendoli convergere magari in città? Ricordiamoci che sono principalmente austro-tedeschi, storicamente legati a Gorizia. Anche qui, nel corso dei decenni, abbiamo firmato diversi accordi di gemellaggio con alcune importanti città mitteleuropee, sembrerebbe per nulla. È possibile che negli ultimi anni non ci sia mai stato un tentativo di trasformare queste amicizie in un chiaro indotto economico? Non ci vorrebbe poi tanto, solo buona volontà. Ma ci vuole così tanto a capirlo?

Poi abbiamo il Tesoro di Aquileia, per cui fu costruito il Museo di Santa Chiara, da noi riscoperto dopo anni di insistenza - assolutamente ignorata dall'amministrazione comunale ma anche dalla Curia - dell'ex assessore Devetag, il Castello (che in altri Paesi avrebbe numeri moltiplicati per dieci), abbiamo un turismo verde potenzialmente molto redditizio (essendo anche una delle città più verdi d'Italia - lo sapevate?). Il GECT, con il progetto Isonzo-Soča, si è mosso in questa direzione, prevedendo il rafforzamento dei servizi ciclopedonali transfrontalieri, cercando di catturare una fetta del turismo "verde" tanto in voga in Europa. Niente, vedete voi qualcosa muoversi a Gorizia? Per la cronaca, in Slovenia sono ormai in fase di ultimazione. Come dimenticarci poi di un sistema enogastronomico invidiato da tutti, in attesa solo di una sinergia comune di lungo corso. Infine, non dimentichiamoci neanche dell'occasione più unica che rara riguardo alla Città della Cultura 2025? Ma vogliamo presentare qualcosa di concreto, che riesca a trasformare un turismo di passaggio in un vero e proprio turismo a 365 gradi, presente lungo tutto l'arco dell'anno, e non solo in qualche sporadica occasione? Ad oggi, nemmeno un progetto degno della storia di Gorizia, un peccato.

Ed eccoci qui, a lamentarci delle disgrazie di una bella città, senza fare nulla di concreto. Questa bellissima città, una volta la "Nizza d'Austria", un termine in uso tutt'ora, soprattutto sui social, non merita questa miseria. Da tempo promuoviamo l'impegno di tutte le categorie ad unirsi e cercare di scrivere un piano comune; niente. Certo, l'input principale dovrebbe provenire da chi la città la governa, ma stendiamo qui un velo pietoso.


Martin Novak