GORIZIA DA RICORDARE: NINO PATERNOLLI

05.11.2021

Gorizia possiede un'infinità di personaggi che durante il suo percorso storico straordinario l'hanno illustrata contribuendo a renderla, assieme a Nova Gorica, la Capitale Europea della Cultura 2025. Oggi ricordiamo Nino Paternolli, libraio, alpinista, mecenate, del quale il poeta Biagio Marin traccia una bella e delicata immagine a quarant'anni dalla sua morte, in un articolo comparso ormai nel 1963 in Studi Goriziani.Nino era l'amico di tutti "perché - ci dice Marin - personificava nel suo corpo d'atleta, nei suoi occhi chiari luminosissimi, nei suoi sorrisi dolci e pur pieni d'intelligenza, in tutto il suo dire e il suo fare, l'uomo di grazia". Sulle rovine del primo conflitto mondiale che aveva restituito Gorizia alla sua patria naturale la città doveva ripartire nella ricostruzione di un tessuto sociale ed economico gravemente debilitato e il motore della ripresa doveva essere - com'è naturale in tali circostanze - la gioventù, calda di ideali e di entusiasmo. Il punto di riferimento delle "teste più chiare e dei cuori più caldi della città" era proprio Nino Paternolli a casa del quale, attorno al grande tavolo della sala da pranzo, si riunivano, tra gli altri, Ervino Pocàr, Mario Camisi, Umberto Bonnes, Emilio Mulitsch, Ermanno De Carli.Studenti e insegnanti consapevoli dell'importanza del momento storico che rappresentava il trapasso tra due culture, quelle austriaca e italiana, assolutamente diverse per mentalità e per cultura con tutto ciò che necessariamente conseguiva a tale cambiamento epocale. La città, dice il poeta nato a Grado ma che Gorizia ha portato sempre nel cuore, non ha mai avuto un movimento di "studi e di idee, di agitazioni e discussioni" migliore. NIno, ci racconta Biaseto, era stato amico intimissimo di Enrico Mreule e di Carlo Michelstaedter dal quale aveva appreso l'amore per il Buddhismo e per la poesia e il pensiero dei greci e ricorda che egli "leggeva Omero e i tragici dall'originale con una disinvoltura che io gli invidiavo. E Platone e i Presocratici."Paternolli era uno spirito libero e un sognatore che non aveva a cuore né i guadagni né la carriera tanto che se non ci fosse stata la moglie Pina Venuti a prenderne in mano le redini la sua straordinaria libreria sarebbe andata a rotoli. Egli dedicò tutte le sue energie per ispirare e sostenere la cultura goriziana e il cenacolo di intellettuali visitato da illustri personaggi della cultura nazionale tra i quali Piero Gobetti, Alfredo Panzini, Dino Provenzal e Giovanni Gentile e seppe valorizzare efficacemente l'opera dell'immenso Biagio Marin. Nino Paternolli morì a soli 35 anni per un incidente in montagna sul Poldanovez nella Selva di Tarnova dove si era recato insieme al suo amico e grande germanista Ervino Pocàr."Non ha lasciato - racconta Biagio Marin - né scritti né altre opere: solo noi sopravvissuti possiamo rendergli testimonianza amorosa, perché del tutto non sparisca. In lui Gorizia aveva perduto, dopo Carlo Michelstaedter, il più puro fiore della sua umanità". E' una frase che tocca le corde del cuore e che solo un poeta dalla sensibilità infinita poteva scrivere.

Rossella Dosso