GORIZIA E I SUOI TESORI TOP SECRET ANCHE IL MONDO RELIGIOSO RISPONDE

18.12.2019

Il nostro post sul Tesoro di Aquileia custodito a Gorizia comincia a fare breccia in quel muro di silenzio in cui si avvolgono molte istituzioni goriziane per mantenere uno status quo fatto di poltroncine variamente assortite e piccoli privilegi piuttosto che allo sviluppo dell'intera città. Ringraziamo intanto coloro che ci leggono, per trovare notizie che solo noi siamo in grado di dare. Per la prima volta riceviamo messaggi di condivisione anche dall'interno dell'ambiente religioso goriziano, che per discrezione non pubblichiamo, già appagati dal fatto che qualche parroco si rende conto dello "scandalo" di un Tesoro che appartiene alla città e che, pur avendo già una sede pagata fior di milioni dalla comunità civile (finanziamenti del Giubileo del 2000) non viene esposta per l'ignavia degli amministratori e qualche mal di pancia politico interno alla Curia. Allora riassumiamo questa vicenda emblematica della nostra povera città, ricordando che sarebbe ora che a Gorizia le istituzioni lavorassero insieme e non l'una contro l'altra armate per il mantenimento di qualche poltroncina. I cinque miliardi di lire, pari a circa 2,500.000 euro di oggi erano serviti alla completa ristrutturazione del prezioso edificio di Santa Chiara e per la sua trasformazione in museo. Il palazzo seicentesco era a pezzi, una sorta di dente cariato in centro a Gorizia, di fronte al palazzo delle Poste. I lavori, con molte difficoltà per la solita storia dell'affidamento dei lavori al ribasso, furono comunque portati a termine e oggi l'edificio, splendido, è adibito a mostre temporanee. Ma NON è la sua vocazione, poichè era stato costruito appositamente per custodire il Tesoro del Duomo, tanto che all'entrata l'architetto Lino Visintin, che aveva curato il progetto, aveva riservato uno spazio apposito per la grande tela del Guardi (uno dei quadri più preziosi che abbiamo a Gorizia). Tanto per farci capire: per l'allestimento del Museo la Fondazione Carigo, allora guidata dall'avvocato Franco Obizzi, aveva stanziato l'equivalente di poco meno di 600mila euro per gli allestimenti e le teche che avrebbero dovuto contenere i preziosi oggetti del Tesoro. Il progetto era stato licenziato dalla giunta Valenti. Morto Padre Antonio Bommarco nel 2004 la giunta successiva lasciò perdere mentre la Curia ignorò le indicazioni dell'Arcivescovo di Cherso e tutto sfumò nel nulla. Sfumò ovviamente così anche il possibile finanziamento della Carigo. I motivi? Sopratutto i dissidi politici e la totale mancanza di prospettive delle istituzioni goriziane.Ora, nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi non giova a nessuno: quello che abbiamo messo in luce è la mancanza assoluta di visione prospettica nell'ambito di una città, Gorizia, che da anni è soltanto preda di altrui appetiti.

GORIZIA3.0 

Nella foto tratta da Wikimedia Foundation: Padre Antonio Bommarco, arcivescovo di Gorizia.