GORIZIA E IL GECT: NO SE POL

Torniamo al nostro amato GECT, tanto voluto dall'ex sindaco Romoli, che vede i tre comuni di confine uniti in un futuro europeo. Sentiamo tante idee, proclami clamorosi, progetti di grande spessore economico e architettonico. Ma alla fine è stato fatto davvero qualcosa? Il problema, da noi sollevato più volte e approdato nei recenti consigli comunali.Chiariamo: il GECT è promotore di vari progetti, tra cui "Isonzo-Soča", "Salute-Zdravstvo" e il progetto "Capitale Europea della Cultura". In questo articolo ci soffermiamo sul primo, in quanto è quello che dovrebbe produrre i risultati più tangibili di tutti.

Il progetto "Isonzo-Soča", con un budget di 5 milioni di euro, dovrebbe collegare il territorio di Gorizia e dintorni ai principali itinerari pedonali e ciclabili dell'Europa centrale. L'ambizione è quella di rendere Gorizia una regione più attraente al turismo sostenibile, molto in voga in Austria e in altri paesi europei. Inoltre, sfruttando le qualità storico-culturali, paesaggistiche ed enogastronomiche di Gorizia e dei suoi dintorni, dovrebbero fungere da volano per l'intero settore turistico e commerciale durante tutto l'anno solare, essendo appunto meno soggetto a variazioni stagionali. Si può quindi affermare che il GECT rappresenterebbe certamente un volano importante per Gorizia, ma il condizionale qui è d'obbligo, in quanto ad oggi i risultati sono ben lungi dall'essere tangibili. O meglio, i risultati, per ora, si vedono solo in Slovenia. Il progetto Isonzo-Soča, come già detto, consiste nella creazione di piste ciclabili, passerelle e aree ricreative nei tre comuni promotori - che vedrebbero a completata la tratta Bovec-Gorizia, con alte potenzialità turistiche ad oggi poco sfruttate.

Alcuni lavori sono già a buon punt: l'area ricreativa di Vrtojba (lotto 1) è stata completata nell'autunno 2019, i lavori della pista ciclabile Bovec-Salcano e la passerella di Salcano (lotto 2) procedono bene nonostante il Covid, compresa l'installazione di piloni per sostenere la passerella adiacente al famoso Kayak bar sull'Isonzo a Salcano. Altri lavori stanno per proseguire sul tratto confinario della Transalpina (lotto 3), anch'essi rinviati causa pandemia.

Finora tutto bene, o quasi. Ma c'è un dettaglio da non trascurare: i siti sopra elencati si trovano in territorio sloveno. Quindi ci chiediamo se Gorizia esista, o le potenzialità del GECT le gestisce solo la Slovenia? È infatti la parte italiana a cui spetterebbero i lavori dell'ultimo lotto, la realizzazione della pista ciclabile da Via degli Scogli al Passo San Gabriele, passando per il Parco Piuma e Straccis (lotto 4). Ma dove sono i cantieri? Secondo il piano di lavoro iniziale, i lavori dovrebbero essere completati entro la fine di dicembre di quest'anno, il che è chiaramente impossibile in quanto non sono neanche iniziati. Il tutto invece, dovrebbe essere completato entro marzo del prossimo anno. Daranno certamente la colpa al Covid, ma allora perché in Slovenia i lavori procedono lo stesso? C'è il Covid anche lì, anche di più in realtà. Queste domande necessitano risposte, e qualcuno deve degnarsi di farlo. Non a noi, ma ai cittadini di Gorizia, che hanno bisogno di risposte certe, non di inutili proclami come al solito.

C'è anche un altro importante dettaglio in questa vicenda e cioè l'oblio totale delle Case Fogar, che in effetti faceva parte dei progetti iniziali riguardanti lo sviluppo del fiume Isonzo in parte italiana. In questo punto, però, non vediamo nulla di tutto ciò, e lo consideriamo un'occasione mancata, visto che un punto di ristoro e ricreazione adiacente alla pista ciclabile - su una parte bella e suggestiva di Gorizia sopra il fiume Isonzo - sarebbe potuto diventare il centro nevralgico di tutta la pista ciclabile. Invece, no, no se pol. 

Come si può vedere, il GECT qualcosa fa, ma spetta poi ai comuni trasformare i progetti in solide realtà. Sembra però che Gorizia non sia in grado di farlo, a differenza di Paesi come la giovane Slovenia, che sono molto più bravi di noi a sfruttare al meglio ogni piccola opportunità che vi si presenti (e non parliamo solo del GECT). È ora di svegliarsi, facciamo diventare il famoso detto "no se pol far" in "se pol e soprattutto" femo subito", per il bene di Gorizia, per tutti noi.

Martin Novak - Gorizia3.0

Nella foto: la passerella di Salcano


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