GORIZIA E PROVINCIA SE NON ORA QUANDO?

26.06.2020

Una lunga storiografia, che cerchiamo di divulgare, narra delle occasioni perdute da Gorizia, città che in quanto a fregature (subite), non è seconda a nessuno. In questo caso ci riferiamo all'articolo qui apparso sull'allargamento dei confini provinciali al Cervignanese e ad Aquileia nel momento in cui si parla di nuovi assetti regionali: lo vorrebbero le consuetudini storiche e culturali, tanto che il perimetro della nostra Arcidiocesi ancora li comprende.

Senza un maggior peso rappresentativo Gorizia sarebbe rimasta inevitabilmente stretta nella morsa delle due realtà contermini: Udine e Trieste, più grandi per influenza politica e dimensioni. Restituire a Gorizia il mandamento di Cervignano, sottrattole nel 1927 dopo che per quattro secoli vi aveva intrecciato la sua storia a quella del capoluogo isontino, e posizionare nell'alveo fisico e culturale goriziano Aquileia, con cui vi sono rapporti storici fecondi e un comune influsso sulla storia dell'Europa centro-orientale e sullo sviluppo dello spirito Mitteleuropeo, rappresenterebbero, da un lato, la rifusione di un torto storico subito e, dall'altro, la creazione di un polo di straordinaria attrattività culturale e turistica. Che in sinergia con le potenzialità vitivinicole e paesaggistiche del Collio, lo charme turistico-balneare di Grado e la cantieristica monfalconese farebbero di Gorizia una grande provincia.

Ma i vantaggi sarebbero reciproci perché Cervignano ed Aquileia potrebbero avere, defilandosi dall'indistinto mare magnum udinese, un ruolo a loro più confacente e rispettoso delle loro potenzialità non sempre compiutamente espresse. Abbiamo sentore che qualcosa si stia muovendo. Ma, come si dice, se son rose fioriranno. Noi siamo comunque a portata d'annaffiatoio.

ERMES DOSSO


Ultimi articoli: