GORIZIA FESSA E BASTONATA PROMEMORIA PER IL 2022

23.11.2021

La politica ha orrore del vuoto e quando si crea una voragine amministrativa, economica e sociale, i poteri che stanno intorno siano essi istituzioni, comprensori, comuni, regioni, addirittura associazioni, tendono a intervenire per far sì che lo smottamento non ne intacchi le fondamenta. E'quel che succede a Gorizia, rimasta senza voce, senza identità, senza dignità, serva di chiunque se ne voglia impadronire.

Non c'è nessun "complotto" - anticipiamo commenti idioti - ma il prodotto di un'inazione ormai datata quattro anni, in cui il selfie ha sostituito il "fare". Oggi l'obiettivo dello scippo è la Capitale Europea della Cultura, un tavolo molto appetitoso attorno al quale si affollano i commensali. Ma sono innumerevoli i tesori rubati a Gorizia in questi ultimi anni, assecondando una deriva che parte da lontano, qualcuno dice addirittura dalla scomparsa fisica della Cassa di Risparmio di Gorizia. Poi ci fu la bastonata della Scuola Guardia di Finanza (oltre 100 miliardi di lire) che vide l'alleanza inedita e sciagurata tra Lega Nord, Pds, minoranza slovena e le cui conseguenze paghiamo ancora oggi, vedi pastrocchi del Duca d'Aosta. Ma intanto c'era il Trattato di Osimo, dal quale Gorizia non ottenne mai un indennizzo ragionato e completo: fu realizzata la strada che taglia in due il Monte Sabotino.

Nessun complotto, nessun grande vecchio (neanche Ferruccio Saro, l'unico capace di ordirlo): per questo ci vorrebbe una maggiore unità di intenti tra Trieste e Udine. Che però si materializza- lo avrete notato - appena si comincia a parlare di un qualsiasi benefit riguardante Gorizia.

Ma vuoti da riempire con il beneplacito della "politica goriziana" come quando la florida Camera di Commercio goriziana (nata nel 1852) fu ceduta a quella meno sana di Trieste sotto il fakename "Venezia Giulia"; la quale si è poi impadronita dell'ottimo Confidi di Gorizia confluito in quello di Trieste e che nei fatti è già padrona del grande tesoretto goriziano: quel Fondo Gorizia di cui nessuno conosce il futuro, pur avendo la nostra città sei consiglieri comunali nell'assemblea che lo gestisce e lo controlla.

Musei provinciali, Quartiere Fieristico, Consorzio industriale sono le altre tappe di una frana epocale di cui il sindaco e i suoi nove collaboratori sono responsabili principali, ma non i soli. Oggi si grida all'unità di intenti, cui ci vogliamo unire: sacrosanto! Ma senza un'analisi seria ed autocritica, che comporta un passo indietro e di rimettere in moto i cervelli, non si va da nessuna parte.

Un esempio tra i cento possibili? Le indimenticate Case dell'Eremita, estremo baluardo identitario di Sant'Andrea, in nome delle quali fu impedita la costruzione del Terzo lotto dell'autoporto, che oggi, in tempi di Retroporto triestino e monfalconese avrebbe forse potuto servire. E il Centro commerciale tutto goriziano incagliato nelle misteriose trame delle incapacità goriziana di collaborare, che fu poi soppiantato da Qlandia, Tiare e mille altri comprensori commerciali in giro per il "nostro" territorio"? E il Polo Universitario abbandonato a ciarlieri seguaci di Instagram? E Il Bid Book 2025 nel quale l'assenza scandalosa di Gorizia è stata da noi portata alla luce e di cui nessuno parla, neanche fosse la Tavola della Legge?

Gorizia3.0 aspetta qualche commento, qualche intervento che non sia soltanto il solito "W il parroco" o quel silenzio agghiacciante che circonda chiunque critichi non soltanto il Comune ma anche quei centri di potere che gli stanno intorno, dalla Camera di commercio fino ai vertici regionali dei partiti di destra e sinistra, sempre uniti quando si tratta di togliere a Gorizia. Ad esempio la sua autonomia.

Gorizia3.0