GORIZIA TRA BELLE EPOQUE E '45 MENTRE I GIOVANI SE NE VANNO…

20.01.2020

Non sarebbe ora di chiedersi e di chiedere soprattutto alle forze politiche di Gorizia che dicano cosa intendono per "vocazioni internazionali" di Gorizia, al netto di slogan consolatori risalenti alla Belle Epoque? Una risposta affatto facile nel momento in cui una tradizione millenaria è stata gettata alle ortiche in omaggio a una narrazione senza sbocco, incentrata sulle tragedie del Novecento, tanto che ancora oggi tra le poche cose a eccitare gli animi e le cronache dei media sono querelle risalenti al 1945, l'anno sul quale ruota il dibattito cittadino. Ma sono passati 75 anni! Se per i giovani non c'è futuro lo dicano coloro che reggono le sorti delle nostre istituzioni invece di arrampicarsi sugli specchi o riempire internet di selfie gratificanti quanto inutili. Dunque ruolo internazionale: la cosa migliore degli ultimi tempi è l'iniziativa slovena della città europea della cultura, sulla quale si aggrappa Gorizia come alla zattera della Medusa, senza peraltro riuscire a mettere insieme le altre istituzioni su un progetto che traguardi in modo razionale il 2025 e faccia sentire il peso della città italiana che per strutture e tradizioni potrebbe dare un impulso originale all'iniziativa.Intanto altre città slovene si candidano, non ultima Pirano che ha avuto l'appoggio concorrenziale di Trieste, snobbandoci di brutto, come peraltro quasi sempre accade. 

Pensiamo a progetti che dovrebbe prendere spunto dalle peculiarità goriziane e che dovrebbe prevedere, con l'aiuto della Regione FVG il rilancio di quei rapporti che hanno fatto di Gorizia nei secoli il centro di un'area ben più vasta della sua ex provincia, e che con epicentro sul nostro Castello, vanno dall'Istria al Tirolo, da Treviso a Maribor, passando ovviamente per Aquileia. Un progetto che tenga conto delle strutture che risorgono dopo quindici anni di oblìo totale come il Conference Center oppure il Quartiere Fieristico, oppure tutti quei catafalchi tra cui mettiamo anche Ville Louise (ma a che punto è il suo restauro? Lo dobbiamo chiedere all'Ater di Udine?), Villa Frommer, l'Ex Banca d'Italia, gli ex Bagni pubblici, quel Mercato Coperto che in una chiave di rilancio internazionale dovrebbe essere al centro di un'intesa tra Collio e Brda, o più alla larga di Italia, regione FVG e Slovenia.

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