GORIZIA ZONA "DEPRESSA"? BISOGNA USCIRNE: UNA PROPOSTA

18.06.2020

Gorizia è zona depressa, insieme alla sua ex provincia. 
Da quando il Consigliere regionale Diego Bernardis ha posto il problema (peraltro grande come una casa), c'è una ressa di politici bianchi, rossi, verdi, gialli e di tutti i colori che la tavolozza della politica dispone, che sgomitano per depositare proposte nate come funghi sul problema all'ordine del giorno: la riedizione della mai obliata Zona Franca o comunque qualcosa che vi assomigli.

Tutto ciò per compensare l'ormai insostenibile disparità fiscale e tariffaria che ci vede soccombere nei confronti della Slovenia e registrare - perdurando la situazione - una inevitabile serrata di tabaccai e benzinai ormai ridotti con le pezze al culo, ed una iniqua quanto ingiustificata perdita di denaro per le già languenti casse dello Stato. Ma, "siamo vincoli o sparpagliati?" si chiedeva Pappagone: indimenticato eroe comico impersonato dal grande Peppino de Filippo. Siamo sparpagliati purtroppo. Lo sono in particolare i nostri politici, quando sarebbe il caso di "marciare divisi e colpire uniti", come motto consiglia.

E allora qualcuno - e l'abbiamo già chiesto - alzi la cornetta per convocare immediatamente un incontro che sviluppi una proposta condivisa, tale da ottenere il riconoscimento per Gorizia e la provincia sua del sostegno ormai inderogabile da parte dello Stato.

Come avviene in altre territorialità che per diverse ragioni sono state considerate depresse, svantaggiate o economicamente disagiate e perciò inserite nel novero delle Zone Franche Urbane (ZFU). Che sono parecchie: Pescara, Matera, Velletri, Sora, Ventimiglia, Campobasso, Cagliari, Quartu Sant'Elena, Massa-Carrara, solo per citare le ultime, istituite in ordine di tempo. Va creato qualcosa di simile, adattandolo alla specificità delle problematiche locali. Ma va fatto presto.

ERMES DOSSO