GRADO ISOLA DELLO SPIRITO E ANTEPORTO DELLA SECONDA ROMA

09.01.2021

Grado è Isola dello spirito: un inestimabile tesoro della ex-provincia di Gorizia ha una sua particolare storia, plurimilllenaria, tesori architettonici e artistici che nulla hanno a che invidiare a città più blasonate e questi secoli si sono fissati nelle pietre del suo favoloso centro storico con una magia che rapisce qualsiasi turista. Grado? "Tra sielo e mar par un castelo in aria": così il grande Biagio Marin in quel linguaggio arcano e melodioso che Biagio Marin, sorta di Omero cantore dello splendore Adriatico dell'Isola del Sole fissò per l'eterno in una serie d'elegie fondamentali nella cultura italiana del '900 .Tutti coloro che la frequentano conoscono il fascino delle sue viuzze , il pudico ma immenso splendore dei suoi gioielli nel piccolo ma incantevole centro storico."Gravo xè figia de Quileia e mare de Venessia" come dicono orgogliosamente i suoi abitanti, Venezia essendone "madre" per averle trasmesso il prestigioso titolo patriarcale. Figlia di Aquileia che ripopolò l'isola e la fece nascere a nuova grandezza dopo le devastazioni di Attila. Le origini di Grado sono antiche. "Gradus" (ossia, "scalo" o "porto" in latino) nacque come fisiologico sbocco sull'Adriatico della città di Aquileia, città romana risalente al 181 a.C., in un territorio precedentemente abitato tra il IX e l'VIII secolo a.C. da una colonia di Veneti e, successivamente di Celti. L'origine si deve molto probabilmente alla progressiva difficoltà delle navi a entrare alla foce del Natissa per giungere fino ad Aquileia e, quindi, la necessità di avere un punto intermedio dove le grandi imbarcazioni potevano trasferire le merci in altre più piccole, avendo come destinazione finale questa importante colonia romana. Straordinario è stato il ritrovamento della Iulia Felix (il cui vero nome è sconosciuto) venne ritrovata più di trent'anni fa presso i fondali di Marano Lagunare da un pescatore del luogo; oltre allo scafo, rinvenuto in ottime condizioni, si riuscì a recuperare pure il suo carico, costituito da circa 600 anfore provenienti da varie regioni del Mediterraneo. Le anfore contenevano sia alimenti quali il garum (tipica salsa romana a base di interiora di pesce e vino) sia cocci di vetro probabilmente destinati al riutilizzo da parte degli artigiani aquileiesi. Nel relitto vennero inoltre rinvenute due teste bronzee (Poseidone e Minerva). Un tesoro archeologico più unico che raro nel panorama dell'archeologia subacquea dell'alto adriatico e che non avrebbe problemi a fungere da attrazione turistica; ma rimane custodita da più di vent'anni nei magazzini del moderno e centralissimo - ma chiuso - "Museo del mare". A partire dal II sec. d.C., la cittadina vide l'edificazione di una prima cinta muraria atta a fortificarla per contrastare le prime invasioni dei barbari i quali, proprio in quel periodo, si affacciavano a questi territori in cerca di conquiste e facili bottini. 2000 anni fa l'aspetto della zona costiera era molto diverso da quello attuale: i fiumi Natisone che oggi finisce in mezzo alla pianura friulana riceveva le acque dell' Isonzo e passava maestoso per l' animato porto di Aquileia per poi attraversare l'attuale laguna a quei tempi campagna florida e abitata che come testimoniano i resti sommersi di case e di strade di epoca romana. Ma Grado fece la sua irruzione nella Storia quando nel V secolo gli aquileiesi trovarono rifugio su questa splendida isola affacciata sull'Adriatico per trovare scampo dalle orde di Attila. Vi costruirono un castrum, che ancora oggi delimita la parte più antica della città, un intrico incantevole di calli e piazzette, su cui si affacciano trattorie e ristoranti che offrono - si dice - la miglior cucina di pesce dell'Adriatico; e anche tesori d'arte eccezionali, come la grande Basilica di Sant'Eufemia, che fu consacrata dal Patriarca Elia nel 579, al cui interno, tra le colonne con capitelli d'epoca classica, in un'atmosfera mistica e solenne si può ammirare il grande mosaico pavimentale ( fine del VI secolo), ricco di affascinanti raffigurazioni simboliche. 

A CURA DI DAVIDE POLO


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