Gregorčič Simon (1844- 1925)

14.02.2020

"Usignolo goriziano": con questo nome è conosciuto il poeta Simon Gregorčič, vissuto a Gorizia solo nel periodo degli studi e negli ultimi anni di vita, ma chiamato "goriziano" nel senso più ampio del termine, appartenendo egli al territorio che alla nostra città faceva capo. Era nato a Ursina (ora Vrsno), vicino a Caporetto, il 15 ottobre 1844. Fu il cantore del nazionalismo sloveno. Alcuni dei suoi versi sono cupi, duri, furenti, con ben poca della dolcezza che ci si aspetterebbe in un poeta chiamato "usignolo". Questo non toglie nulla alla sua poesia, e all'influsso che ebbe sul popolo sloveno. Non goriziano, ma figlio della nostra terra, Gregorčič espresse i sentimenti nazionali che gli intellettuali del suo tempo provavano. Italiani e sloveni erano ugualmente infiammati nel loro amor patrio, che li portava entrambi più di una volta a disprezzare la nazionalità avversa, anche se chi conosce l'amore per una patria lontana o perduta dovrebbe capire l'amore non diverso che provano gli altri.Come molti giovani di famiglia povera, Simon Gregorčič ebbe la possibilità di studiare entrando in seminario. Intraprese gli studi di teologia e scelse il sacerdozio senza una reale vocazione, per realizzare le aspirazioni dei genitori. Rinunciò anche all'amore di una giovane donna, che continuò a ricordare anche a distanza di anni. Questa situazione va tenuta presente nel giudicare le sue poesie.

Fu parroco a Caporetto e nella valle del Vipacco, e nel suo ministero si adoperò a favore della sua gente, i contadini sloveni, che nei versi descrisse come i poveri, gli umili, gli sfruttati, in contrapposizione ai ricchi ed ai potenti. Ma neanche nelle poesie trovò la libertà desiderata: fu infatti severamente biasimato dalla gerarchia ecclesiastica slovena per alcune di esse, e ne risentì nel morale e nella salute. Era d'altronde inaccettabile che un sacerdote svelasse il suo animo in versi intitolati Lamento di un uccello in gabbia, o che implorasse Dio di non creare più "un, che come me dovesse / quaggiù penare e torturarsi, / sempre sospeso tra incertezze e dubbi... / quest'uomo, o Dio, - non crearlo più! ". Sono noti i versi in cui invitò l'Isonzo a uscire dal suo corso una volta giunto in pianura, per sterminare "lo stranier, del nostro suol bramoso" proveniente "dal rovente meridione", profetizzando un futuro di guerra ("sulle tue sponde grandine di piombo, / pioggia di sangue e lacrime a torrenti"). Forse anche per questo Gorizia, dove morì il 24 novembre 1906, non ricorda il suo nome nella toponomastica. Il Gregorčič che dà il nome a una strada del quartiere di Sant'Andrea è infatti un altro: Anton Gregorčič, anch'egli sacerdote, anch'egli nato a Ursina, nel 1852, che a differenza di Simon Gregorčič visse a Gorizia, dove morì nel 1925. Fu direttore del giornale "Soca" e deputato al parlamento di Vienna. Personaggio goriziano, ma senz'altro meno noto del quasi omonimo Simon, a lui venne intitolata la via Gregorčič nel 1974, non al poeta che si augurava che i fiumi annegassero quelli che considerava nemici del suo popolo.