IL MERCATO DI VIA RASTELLO

31.08.2020

Rastrellum: cancello. Quello che nel Medioevo veniva chiuso al calar delle tenebre a protezione dell'abitato, dà il nome alla strada: via Rastello, appunto, per secoli il cuore pulsante del commercio goriziano. Dove si affacciano austere le botteghe dei mercanti e degli artigiani conservando il fascino antico delle loro vetrine, delle insegne e degli arredi originali. La via nell'Ottocento era invasa da un fiume di acquirenti scesi dalle valli dell'Isonzo e del Vipacco. E fino alla dissoluzione dell'ex Jugoslavia era una sorta di eldorado, la cui fama arrivava fino ai confini dell'Ungheria per l'offerta di una gamma infinita di prodotti che oltreconfine non si trovavano neanche a cercarli col lanternino. La via Rastello, che affaccia a nord con il vasto slargo di Piazza Vittoria, un tempo Piazza Grande, mentre al lato opposto - prima di imbatterci nell'unica testimonianza fisica del goriziano più grande: la statua di Carlo Michelstaedter - si apre sulla piazza Cavour, oggi è finita nell'oblio. Per rivivere sporadicamente durante Gusti di Frontiera: quando - tra gli altri negozi - Casa Mischou, l'ex ferramenta Krainer e quello che fu il negozio di tessuti Larise, si accendono, come le luminarie a Natale, di una luce che scalda il cuore ed il ricordo dei goriziani. Un altro locus da loro molto amato sta per chiudere e finire - seppur temporaneamente - chissà dove: il mercato coperto. La mia è una proposta forse balzana e può darsi impraticabile, ma condivisa anche da diversi nostri lettori. E se le revendicole e i banchi della frutta e della verdura trovassero spazio nel frattempo nelle antiche botteghe di via Rastello? Sarebbe una botta di vita per un luogo tanto caro ai Goriziani.

ERMES DOSSO

Foto dal web