IL PARCO DEL MARE DI TRIESTE E LA CCIAA DELLA "VENEZIA GIULIA"

22.11.2020

In questi giorni è stata resa nota l'ufficialità della realizzazione del Parco del Mare di Trieste, una struttura imponente che vedrebbe la riqualificazione di una piccola area adiacente al Faro Vecchio, praticamente in centro città. La notizia ha messo fine ad oltre una quindicina d'anni di dibattito su questo progetto, che hanno visto sempre in prima fila la Camera di Commercio di Trieste, poi divenuta Camera di Commercio della Venezia-Giulia. Complimenti a Trieste: siamo felici che vi siano iniziative e progetti concreti di sviluppo nell'area che ci circonda, ma siamo anche scettici sui progetti presentati e promossi dalla Camera di Commercio in quanto spesso in contrasto con le reali esigenze del territorio (vedi la questione del Mercato Coperto di Gorizia).

Per questo motivo, non abbiamo esitato a trovare informazioni sulle reali opportunità di sviluppo che alcune operazioni comportano. La questione che più ci interessa però, è sapere da dove viene il denaro, visto che la nostra Camera di Commercio (ahimè) condivide ormai da tre anni lo stesso destino con la Camera di Trieste (e per destino intendiamo le disponibilità finanziarie). Il lavoro che dovrebbe essere completato entro il 2024, ha un costo stimato importante. Infatti, per completarla, il totale degli esborsi dovrebbe toccare i 44 milioni di euro, dei quali €20 milioni provenienti da finanziamenti pubblici, mentre il resto, ovvero €24 milioni, saranno introdotti da promotori privati.

Questo lavoro, secondo gli analisti della Camera di Commercio, dovrebbe dare lavoro a qualcosa come 120 persone ed attrarre oltre 600.000 visitatori all'anno. Tuttavia, il progetto vede molteplici critiche dagli esercenti triestini, infatti si parla che la struttura dovrebbe attrarre almeno 1 milione di visitatori all'anno per vent'anni per poter essere economicamente sostenibile; un'eventualità, secondo loro, non compatibile con l'attuale quadro pandemico, economico e persino urbanistico. La verità si troverà probabilmente nel mezzo, ma si spera almeno che la pandemia non azzeri completamente le prospettive turistiche, che fino allo scoppio, erano abbastanza buone.

In ogni caso, la parte più importante per noi è quella fetta di finanziamenti legata alla Camera di Commercio, visto che stiamo parlando di qualcosa come 9 milioni di euro provenienti dai fondi della CCIAA-VG. In questo caso la domanda sorge spontanea: da dove provengono questi fondi della Camera di Commercio, per finanziare un progetto esclusivamente a Trieste? Non dimentichiamo che stiamo parlando della Camera di Commercio della Venezia Giulia (non di Trieste come in passato). Da questo punto di vista, il dubbio sorge spontaneo anche grazie a queste dichiarazioni dei vertici della Camera di Commercio del 15/03/2020 a proposito del Fondo Gorizia: "Sono strumenti rilevanti più per la provincia di Gorizia ma, con una certa intelligenza programmatica, saranno in grado di produrre effetti su tutto il distretto della Venezia Giulia".

Per questo motivo, quindi, c'è sempre il dubbio che questa "intelligenza programmatica" porti il nostro benedetto Fondo Gorizia ad essere violato per contribuire all'espansione di Trieste. Per fortuna, sembra che si possa escludere questa ipotesi - almeno questa volta. Infatti, spulciando i dati del bilancio della Camera di Commercio, possiamo vedere come esso provenga da accantonamenti finanziari del periodo precedente la fusione del 2017, ovvero da una maggiorazione del 20% dei diritti annuali a carico delle imprese di ogni dimensione (la CCIAA per poter funzionare, percepisce un "canone" annuo proveniente dalle imprese stesse). Quindi in questo caso si tratta di denaro dei triestini stessi. Che sia poi ben speso o meno, solo il tempo ce lo potrà rivelare.

Questi dubbi ci sorgono sempre poiché, durante il nostro viaggio, abbiamo individuato molte aree in cui Trieste sta cercando di impossessarsi del patrimonio goriziano. Fortunatamente non è stato il caso in questo momento, ma temiamo che possa accadere in futuro. Abbiamo effettivamente paura che Trieste possa - in un modo o nell'altro - mettere le mani su quei quasi 60 milioni di euro del Fondo Gorizia. La politica goriziana ci rassicura prontamente che ciò non succederà mai: e proprio per questo motivo siamo preoccupati.
Noi stiamo in allerta e vigileremo, speriamo lo facciano anche la nostri rappresentanti politici visto che sono pagati per questo.


Martin Novak - Gorizia3.0


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