IL TARTUFO DI MUZZANA

26.10.2021

 Come ci informa Plinio il Vecchio, nel primo secolo dopo Cristo l'intera Pianura Padana era ricoperta da foreste e, tra il Livenza e l'Isonzo, si sviluppava la Silva Lupanica, ridotta drasticamente nella sua consistenza dall'insediamento umano e dalla progressiva antropizzazione dei luoghi. Oggi, ciò che rimane del "bosco dei lupi", si concentra soprattutto entro i confini amministrativi del Comune di Muzzana del Turgnano ( circa 300 ettari di boschi di latifoglie ubicati a sud del paese). Farnie, carpini, querce e frassini, rappresentano la tipica vegetazione di questa foresta planiziale, che si caratterizza per la presenza di acqua di risorgiva e di paludi.

Quello tra l'uomo e il bosco è sempre stato un rapporto intenso ed indissolubile. Lo è in particolare per gli abitanti di Muzzana, che nel bosco stesso vi ritrovano lo specchio della loro storia ed al quale sono affezionati per quanto ha saputo offrire loro nei secoli: cibo(selvaggina), piante officinali, legna per scaldarsi, riparo dalle invasioni. In segno di riconoscenza e di rispetto il Comune ne ha regolamentato l'uso riservandolo ai soli residenti che ne facciano richiesta, i quali possono godere di ciò che esso dispensa: legna, funghi, spazi per l'esercizio della caccia. Ci piace pensare che il bosco abbia gradito, ricambiando il riguardo con l'offerta dell'eccellenza gastronomica per antonomasia: il tartufo, verosimilmente già presente sin dal neolitico, ma rimasto nascosto per qualche millennio. Per inciso, lo studio dei tartufi è l'idnologia, dal greco hydnon, che sta appunto per nascosto.

Ma com'è che il tartufo ha risposto "presente" nei boschi di Muzzana? Qualche decennio addietro dei tartufai provenienti dalla Romagna hanno fiutato, alla stregua dei loro cani sguinzagliati nella foresta, la gradita presenza, guardandosi bene dal rivelarlo. Si è comunque scoperto che la loro assidua frequentazione non fosse motivata dall'amenità dei luoghi, tanto che la Regione Friuli Venezia Giulia, nel 2001, dette incarico al Centro Sperimentale per la Tartificultura di Sant'Angelo in Vado di tracciare la mappa delle aree tartuficole del territorio regionale. Risultato : l'ufficializzazione della presenza del tuber magnatum pico in ciò che resta dell'antico "bosco dei lupi". La circostanza ha stimolato l'interesse di micologi e amanti dell'ambiente boschivo e la nascita ( nel 2005) dell'Associazione "Muzzana Amatori Tartufi" che, assieme al Comune, rappresenta il propulsore delle iniziative legate alla cultura del tartufo al fine di favorirne la crescita e la raccolta, correlate alla rispettosa gestione del territorio boschivo.

L'aspetto gastronomico, curato dall'Associazione medesima, trova la sua apoteosi nei due giorni di fine novembre dedicati alla Fiera "Trifule in fieste", che offre la possibilità di degustare prelibatezze, tra le altre, quali l'uovo racchiuso in vasetto per alcuni giorni assieme al tubero e poi cotto all'occhio di bue. La polente quinciade: polenta con il formaggio fuso e il tartufo, tagliolini al burro, filetto di manzo o capesante al forno, accompagnati dalla nobilisssima eccellenza dei boschi di Muzzana.

Rossella Dosso 


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