ISONTINO, PROVINCIA, GORIZIA: LA PAROLA AD ALBERTO BERGAMIN

20.09.2021

In quanto ad appartenenza isontina il curriculum è dei migliori e per questo ad Alberto Bergamin, novello presidente dalla Fondazione Carigo abbiamo chiesto un parere sulla ex provincia di Gorizia, sul suo futuro, sul suo possibile sviluppo. Uno degli argomenti che ci sta più a cuore anche perché siamo convinti che in questo territorio che va da San Floriano a Grado - con uno sguardo ad Aquileia e Cervignano - ci siano potenzialità enormi, che solo con forme di politica autonoma sia possibile sviluppare. Che ne pensa, presidente?

"Premesso che non credo alla riproposizione in fotocopia delle vecchie province - né come modello di governo, né come articolazione territoriale - auspico che si possa entrare in una fase di aperto confronto su un nuovo assetto istituzionale della nostra regione che preveda anche una ridefinizione degli enti di area vasta. Ciò determinerà, almeno in parte, i destini dei territori del Friuli Venezia Giulia con un punto fermo: l'unità regionale, elemento che non si deve mai dimenticare anche perché proprio Gorizia e l'Isontino ne hanno rappresentato, sin dalla sua costituzione, la colonna portante.

Come gli EDR (ente di decentramento regionale)?

"Gli EDR sono uno degli strumenti a disposizione: personalmente credo che quella che è stata la provincia come Ente territoriale sia oggi definitivamente superato. Per tornare alle nostre potenzialità non si discute: da Monfalcone a Gorizia abbiamo potenzialità socio-economiche strategiche per il Friuli Venezia Giulia a partire da una piattaforma trasportistica unica e penso allo snodo autostradale, all'autoporto di Gorizia, all'aeroporto di Ronchi dei Legionari, al porto di Monfalcone, città quest'ultima che si sta valorizzando anche dal punto di vista storico-culturale. Per non parlare dei tesori della produzione agricola e i vini del Collio e dell'Isonzo. E non occorre neppure che decanti le peculiarità storico-culturali di Grado e di Gorizia prossima Capitale Europea della Cultura con Nova Gorica. Storia e cultura goriziane, di qua e di là del confine, hanno un'importanza e un fascino che vanno ben al di là di qualsiasi diatriba nazionalistica e/o ideologica. Dimenticando la Contea di Gorizia medievale e "moderna", il rapporto con Aquileia, con la Mitteleuropa e l'Europa Danubiana, si negano l'importanza e le radici stesse di questo territorio.

Non possiamo che essere d'accordo e leghiamo sinceramente queste ultime frasi alle nostre idee sul Bidbook2025, programma da ripensare. Ma per continuare: facciamo molta gola ai vicini che spesso approfittano della nostra debolezza strutturale...

"Certo, ma questo è soprattutto un problema nostro. Anzi, la questione fondamentale: i 25 comuni isontini devono nuovamente dotarsi di strategie ed obiettivi condivisi mirati allo sviluppo sinergico del territorio. Soprattutto traguardando il problema più importante: dare futuro ai nostri giovani. Diversamente, questo territorio è destinato a declinare"

C'è una legge regionale che intende ricostituire la Provincia di Gorizia...

Premesso che spetta al legislatore regionale decidere in merito, confido che non si diano le cose per scontate riproponendo modelli che hanno fatto il loro tempo. Personalmente, auspico per l'Isontino una nuova articolazione territoriale che veda muoversi all'unisono Gorizia e Monfalcone. Solo superando questa dicotomia storica il nostro territorio potrà riprendere il suo ruolo fondamentale, che è anche quello di cerniera che tiene unita la Regione. Ma ci vuole, appunto, una coerente ridefinizione dei ruoli...

E questo deriva dalla volontà politica: non è semplice

E si torna al concetto che vanno ridisegnati e rilanciati i ruoli delle due città che sono intimamente legate tra loro e con gli altri comuni. Bisogna uscire dalle logiche campanilistiche e rilanciare i rapporti intercomunali d'area vasta che significa rapportarsi, su progetti concreti, sicuramente con Grado, Cormons e Gradisca d'Isonzo ma anche, d'ora in avanti, approfittando proprio del venir meno dei confini giuridici e amministrativi delle "vecchie" province, con Aquileia, Cervignano, Palmanova. Riaffermare l'identità complessa di questa area è prima di tutto riappropriarsi delle comuni radici culturali e sociali per rinsaldare, poi, anche un comune e virtuoso progetto di sviluppo economico e sociale...

Bergamin, con Gorizia3.0 lei sfonda porte aperte: da anni predichiamo che i veri confini dell'Isontino sono rappresentati da quelli storici dell'Arcidiocesi di Gorizia. Ma ci vuole una classe politica in grado di percepire questo messaggio e lavorare sull'obiettivo. Gorizia3.0 denuncia da tempo il rischio di diventare semplice periferia di Trieste...

Oggi Trieste sta assumendo il ruolo di volano dell'intera regione Friuli Venezia Giulia. Trieste, infatti, è in una fase di grande sviluppo. Il suo porto sta riprendendo quel ruolo di porta del Mediterraneo per il Nord Europa e l'area balcanica che in passato hanno portato sviluppo economico e sociale, ricchezza e benessere. L'Isontino deve essere partecipe di questo sviluppo giocando fino in fondo le carte di cui dispone. Che non sono poche.

E non semplice spettatore, speriamo...

Questo sarebbe imperdonabile. Non possiamo permettercelo. Dipende solo da noi essere protagonisti o a rimorchio della nuova fase che si sta aprendo anche in conseguenza della auspicata "ripartenza" dopo il collasso provocato dalla pandemia. Ognuno per le responsabilità che ricopre.

25 comuni che devono ricominciare a parlare: la Fondazione Carigo avrà un ruolo?

La Fondazione CaRiGo deve fare la sua parte per confermare al centro della sua mission tutto quanto vive nel territorio di riferimento, rilanciando iniziative mirate alla sua valorizzazione e soprattutto al futuro dei nostri giovani che qui da noi devono trovare risposta alla loro legittima domanda di futuro. La Fondazione, realtà importante per la tenuta e la coesione sociale, ha altresì il compito di facilitare il dialogo tra le varie realtà di questo territorio, così piccolo ma anche così composito e spesso frammentato. Il nostro compito è ascoltare, individuare i bisogni e strutturare l'attività erogativa come un investimento sul territorio. Ad una condizione: la misurazione del ritorno sociale e del rendimento duraturo. Bisogna abbandonare le "solitudini", gli isolamenti e rimettere in moto il confronto per superare questo momento di grande difficoltà. Per questo serve un lavoro di squadra, lavorare assieme senza pregiudizi e rivalità. La Fondazione dialogherà con tutte le Istituzioni confermando, tuttavia, il suo ruolo distinto e distante dalla politica.


Antonio Devetag