ISONTINO SENZA GUIDA CHI FARA’ LA PROVINCIA?

08.01.2021

I due attori di quella che era la Provincia isontina sono Gorizia e Monfalcone, divise da sempre da una assurda rivalità che ha impedito di valorizzare appieno le potenzialità di questo territorio, che è diventato facile preda degli appetiti dei più potenti vicini, vedi Trieste in primis e Udine. Né Gorizia né Monfalcone, separati, hanno la forza di promuovere il proprio territorio, altri 23 comuni all'insegna del "liberi tutti": o tutti contro tutti?

Non è una mera questione di campanile ma un problema molto pratico che investe tutti i settori importanti per la vita dei cittadini, nella sanità, nell'economia, nelle strutture, a destra e a sinistra della politica, a destra e sinistra dell'Isonzo. Non sarebbe stato saggio nel caso dei recenti finanziamenti per grandi opere pubbliche un accordo interprovinciale su un progetto condiviso di rilancio turistico con ricadute su tutto il territorio dell'ex Provincia? Protagonisti nella politica sono i sindaci Ziberna, gratificato con Nova Gorica dal recente riconoscimento della Ue e Anna Maria Cisint, la quale sta potenziando in tutti i modi la Città dei Cantieri, arricchendola di contenuti inediti e inserendo in un tessuto che era esclusivamente dedicato all'industria anche forti dosi di turismo e cultura. Monfalcone non vuole più un ruolo gregario e pensa di meritarsi qualcosa di più. Ci sta riuscendo: il suo ospedale è il vero hub "provinciale", il Consorzio industriale di Gorizia è passato sotto Monfalcone, che è diventata, anche per vicinanza politica, l'interlocutore rispettato - e temuto - della regione FVG. Dinamica nella proposta culturale Monfalcone ha investito il recente finanziamento di 9 milioni di euro della Regione per costruire una rete turistica-culturale di rilievo. Gorizia, nel ruolo di capoluogo di provincia teneva insieme Friuli e ciò che resta della Venezia Giulia, inglobava e armonizzava le minoranze linguistiche friulana e slovena e rivestendo nei fatti il fondamentale ruolo di autentica garante dell'unità del FVG e la sua felice sintesi identitaria e culturale. Oggi prevale nei fatti un'identità di parte, soltanto quella "Venezia Giulia", etichetta che Trieste tenta quasi sempre con successo di appiccicare a qualsiasi istituzione e/o struttura economica: vedi Camera di commercio o Consorzio Industriale. Vedi sanità, non più isontina ma della Venezia Giulia. E' la fine dell'unità regionale o la volontà ancora segreta di creare due province autOnome sul tipo Trentino-Alto Adige?

Per un paradosso storico il sogno della città unica Gorizia-Nova Gorica che fu del senatore di sinistra Darko Bratina si sta realizzando sotto il segno del centrodestra: il Gect e la stessa Città Europea della cultura nascono sotto il segno di Ettore Romoli. Una prospettiva ormai in agenda internazionale, confermata in un recente incontro nella città slovena in cui il premier della vicina repubblica, Jansa, ha preso in considerazione l'ipotesi di una "zona economica speciale" a cavallo del confine, senza specificarne peraltro i connotati concreti. Almeno per ora. Tutto bene: ma questo materiale magmatico che è segno dei tempi e in cui cercano un ruolo, Cormons ( in pole position), Gradisca e la dimenticatissima Grado, dovrebbe essere ricondotto a un disegno politico ed economico di area vasta, evitando di delegare decisioni che segneranno il futuro alle prossime elezioni o peggio ancora agli interessi specifici di Trieste che con la Camera di Commercio del Friuli Venezia Giulia sta gestendo anche politicamente gli equilibri del nostro territorio. Qualcuno se ne è accorto?

Gorizia3.0


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