LA FAVOLA DI VILLA RUSSIZ SUPERVINI E SOLIDARIETA’

17.06.2021

Capriva del Friuli: la passeggiata tra le stradine attrezzate che portano da Villa Russiz al Castello di Spessa è meravigliosa, piena di verde e traboccante di vigne e cipressi. E quella di Villa Russiz è una storia di solidarietà e di vini eccellenti lunga 150 anni, ricca di riconoscimenti e gratificazioni, l'ultima delle quali tributata dal Gambero rosso che ne ha premiato - con i tre bicchieri - il vino: nella circostanza il Sauvignon, ma ha premiato anche il progetto solidale che sta alla base della mission di questa realtà che illustra non soltanto Capriva del Friuli ma il Goriziano tutto: quella cioè di aiutare con i proventi dell'Azienda i bambini sfortunati che ospita nella sua Casa Famiglia. Ecco la storia di Villa Russiz, che è anche e soprattutto una storia d'amore.

"Bianchi, rossi, fermi o mossi: i vini del Nord Est sono apprezzati in tutto il mondo. Il firmamento delle nostre cantine è tempestato di molte stelle che riverberano una luce abbagliante per qualità, bellezza dei luoghi e maestria dei produttori. Ma ce n'è una che si distingue über alles: perché emette una luce più calda e più buona, viaggiando ad una frequenza più intensa: alimentata dalla forza tra-volgente dei sentimenti. Quelli dell'amore che Elvine Ritter e il conte Theodor de la Tour si scambiarono nel lontano 1868, vivendo la loro liaison nel Palazzo de la Tour di Russiz, a Capriva. E an-che quelli intinti nei valori della carità verso i più bisognosi di cura: e chi mai ne è più bisognevole dei bambini poveri, orfani e privati dei loro affetti? Fondazione Villa Russiz è soprattutto questo piccolo, grande scrigno di emozioni. Ma per apprezzarne la mission bisognava partire da qui.

E noi da qui siamo partiti per narrare una storia che è un pò favola e un pò azienda, un pò amore e un pò vino. Quest'ultimo eccellente, che ha fatto conoscere Villa Russiz nel mondo. Tutto parte - dicevamo - da un conte francese, amante dei viaggi, che s'innamora di una nobildonna austriaca dal grande cuore e dalla vocazione filantropica profonda. L'amore è così granitico da superare lo scoglio ancorché impervio della religione: lei protestante, lui cattolico. Allora realizzò che un amore così bello meritasse un proscenio dallo charme adeguato: donò agli sposi l'ampio appezzamento di Russiz e vi edificò un palazzo: una piccola perla dell'architettura neo-gotica di declinazione inglese tra i rilievi della Principesca Contea di Gorizia e Gradisca. E qui, nella temperie dell'intreccio: romanticismo francese, austerità asburgica e italianità dei luoghi, Theodor seppe cogliere ciò che i terreni di questi colli gli stavano comunicando: la loro vocazione a produrre grandi vini. Allora estirpò le vecchie varietà autoctone, importando dalla Francia tecniche di vinificazione e vitigni à la mode: Pinot, Sauvignon, Cabernet, Merlot, le cui barbatelle nascondeva nei mazzi di fiori portati in dono all'amata. Fu un successo: i vini di Russiz presero la strada delle dispense più importanti e dei re-gnanti di mezza Europa. Ma anche i protagonisti delle storie migliori devono lasciare il campo: Theodor morì nel 1894. Elvine, che si dedicava alla scuola di fede protestante per dare alle bambine bisognose cultura e strumenti per la vita, trasformò l'azienda in Ente Morale, finanziato con i proventi della vendita del vino.

Senza eredi e senza il suo Theodor, si ritirò a vita privata. La guerra travolse anche Villa Russiz, trasformata in comando logistico. Ma le favole rivendicano - legittimamente - un lieto fine. Ci stiamo arrivando. Il territorio passò all'Italia mentre da Villa Russiz passò Adele Cerutti: discendente da una famiglia della nobiltà ligure, crocerossina volontaria. Fu una rinascita. Anche grazie al padre, ambasciatore e senatore del Regno d'Italia, trovò i fondi per ridare slancio ad una realtà debilitata dalla guerra e istituì un orfanotrofio, sostenuto con i ricavi dell'azienda agricola. Oggi la saga continua con un Consiglio di Amministrazione di nomina pubblica; i bambini sono accolti in una Casa Fami-glia. I vini - è noto - ricevono i più prestigiosi riconoscimenti ma la Fondazione Villa Russiz è in diffi-coltà economica. Qualche imprenditore vorrebbe acquistarla ma la Regione ha detto di no. E ha fatto bene perché sulle favole nessuno può metterci il cappello. Infatti, come direbbe Theodor: elles appartiennent à tous: sono di tutti.


Rossella Dosso

Sintesi di un articolo pubblicato su Fuocolento - Il Mensile del Gusto a Nord-Est