LA STORIA ABITA SOTTO LA ROCCA: UN MUSEO DEL MEDIOEVO A MONFALCONE

07.06.2021

Monfalcone narrerà il suo Medioevo attraverso un percorso di ricostruzioni multimediali, di testimonianze riaffiorate dagli scavi eseguiti nel palazzo comunale, di ceramiche, monete e oggetti messi a disposizione dalla Sopraintendenza. Lo farà nel cuore della sua polis: il municipio. Si chiamerà: Il Museo della città medievale. Lo apprendiamo da Il Piccolo e plaudiamo all'iniziativa che, corroborata da un cospicuo finanziamento regionale, contribuirà ad enfatizzare la storia di una città che, prossima ad Aquileia, ebbe rapporti proficui - come suggeriscono le terme - con il mondo romano. Monfalcone fu teatro di scorribande Visigote, Unne ed Ostrogote e, nel Medioevo, fu donata, bontà sua, da Ottone I al Patriarca di Aquileia perché ne controllasse le invasione degli Ungari. Sicchè l'edificazione della Rocca: emblema della città. Poi, la città non ci regala accenti di particolare rilievo storiografico. E nello stesso Ottocento non è più che comprimaria nell'economia di quella splendida, secolare esperienza politico-amministrativa che fu la Contea di Gorizia, con Görz appunto sua capitale.

Va dove ti porta il cuore, scrisse la triestina Susanna Tamaro: e a Monfalcone il cuore ti porta dritto al mare e alle navi. Quelle che i Cosulich, istriani di Lussino, iniziarono a costruire ben oltre un secolo fa a Panzano, nei cui pressi vi immersero le loro carene. Da allora Monfalcone ha fatto la storia della cantieristica. Una storia che ha anche un rovescio della medaglia: tragico, straziante. "Costruirono le stelle del mare. Li uccise la polvere, li tradì il profitto": questo, che campeggia sul monumento eretto nel vivo di Panzano, è il grido rivolto a chi ai canterini ed alle loro famiglie ha fatto mangiare pane ed amianto.

Il Museo della cantieristica aperto nel 2017 è il tributo riconoscente di Monfalcone ai suoi figli in terris, che unito a quello in fieri, sul Medioevo, ci dà la cifra del rispetto per la storia da parte di chi amministra la città, e della capacità di massimizzare le risorse a disposizione. Le quali, in ambito culturale - pane al pane - non sono quelle del capoluogo. Che nell'aristocratico grembo del suo groviglio di etnie e di culture ha assecondato le fortune dei Conti di Gorizia ed ha dato i natali, tra gli altri, a Carlo Michelstaedter, Isaia Ascoli, Ugo Pellis, Max Fabiani e che ha in Biagio Marin un figlio non "legittimo" ma altrettanto legato alla millenaria epopea culturale di Gorizia. La quale ha in ambito museale per "fiore all'occhiello" il Museo della moda e delle arti applicate. "To santula in cariola", dicono a Monfalcone.


Ermes Dosso