LA TRATTORIA AL PIAVE

04.05.2021

C'è da chiedersi cosa c'azzecchi il Piave con una trattoria di Corona, piccola frazione di Mariano del Friuli, nella pianura goriziana dal terrior che ci regala vini di qualità eccelsa. In apparenza nulla, ma il nesso è che il locale fu gestito da un oste che combattè sul Piave, non sappiamo se la battaglia del novembre 1917, quella del luglio 1918 o addirittura entrambe. E l'esperienza deve essere stata così carica di significati emotivi che egli decise di dedicarvi al Fiume Sacro alla Patria la sua osteria. Che dopo alterne vicende è gestita dal 1991 da Patrizio Fermanelli, l'attuale chef e titolare, e da sua moglie Claudia, che entrando vi accoglierà da dietro al bancone con la cordialità di chi è avvezzo al rapporto confidenziale. Perché, oltre ad essere una rinomata trattoria, Al Piave è anche osteria e soprattutto punto di riferimento per una comunità che conta meno di trecento anime sparse nel pugno di case immerse in una genuina atmosfera rurale amarcord. Che ha nella dimora - studio del pittore illustre Gino de Finetti, trasformata in un elegante agriturismo con mobili d'epoca e opere dell'artista, una nota di interesse storico - culturale talchè in quel luogo egli produsse alcune delle sue opere più belle. Il nostro è un piccolo tributo ai trent'anni di gestione di questi bravi ristoratori che si avvalgono della collaborazione di Stefano, fratello di Patrizio, che corrobora con un tocco innovativo l'attività sviluppata nel solco di una proposta gastronomica che attinge dalle materie prime del territorio virando verso qualche estemporanea sortita nella tradizione culinaria delle Marche, terra d'origine dei genitori. Quella de Al Piave rimane comunque una cucina tradizionale e semplice per vocazione, come la gente di queste terre che ha nel campione mondiale di calcio Dino Zoff il volto più rappresentativo, ed è legata alla stagionalità dei prodotti locali scelti con cura. Ecco allora in questo periodo, tra gli antipasti, le erbe di campo sul flan alla fonduta di formaggio, il frico di Montasio e patate o il carpaccio di cervo con aceto balsamico e cren. Tra i primi sono protagoniste ancora le erbe nelle crespelle allo sclopit, mentre gli urticions impreziosiscono i ravioli di ricotta con pomodorini e asparagi. E poi gli gnocchi con la lepre mentre le erbe locali si riprendono la scena assieme alla fonduta di formadi frant nel condimento degli gnocchi, fatti in casa come tutte le paste e il pane stesso. I secondi sono un trionfo di carni di natura, taglio e provenienza diverse. Si segnalano il filetto di maiale marinato e servito su rucola con pere e Montasio, lo stinco di vitello al forno con le patate, la costata di torello, lo spezzatino di cinghiale e polenta ma anche lo steak di manzo uruguaiano grigliato, con pomodorini e spinacino. Dolci da leccarsi i baffi e vini scelti con cura tra i migliori produttori locali. La trattoria, completamente ristrutturata nel 2006, dispone di una quarantina di coperti nelle due sale comunicanti, in una delle quali un classico fogolar trasmette il calore non solo fisico dell'accoglienza all'insegna dell'elegante ruralità che, assieme all'alta qualità delle pietanze, è la cifra di questo accogliente locale. In bella stagione c'è il giardino esterno: una chicca per la sua amenità e per i profumi e i colori di una campagna che ravviva lo spirito.

Rossella Dosso 


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