L'ANTIVIRUS DEL MOLIN VECIO

08.03.2020

C'è un luogo dove la nostra provincia si ritrova, discute e parla, e senza esagerazioni ritrova se stessa, ritorna alla sua identità e alla sua voglia di vivere: il Molin Vecio di Gradisca, ovvero una sorta di epicentro delle virtù enoiche e gastronomiche che mette a tavola la Bisiacaria e la Destra Isonzo, goriziani e staranzanesi. Tutto sotto un cielo di rami storici, padelle e pentole pendenti che rammentano la vocazione del locale dove oggi, in virtù di un ottimismo ereditario, Luca Spessot offre agli avventori una grappa antivirus di sessanta gradi. Oltre che pochi ma gustosissimi piatti di cui diremo.

Il locale fu acquistato dal bisnonno di Luca e Cesare, gli attuali proprietari. Federico Spessot di Farra nel 1929. Federico dopo aver fatto fortuna in Venezuela tornò a Gradisca d'Isonzo e comprò il mulino dove sino agli anni cinquanta si macinavano granaglie. Poi nel 1964 il Molin divenne un negozio di vini e col tempo si trasformò nell' accogliente locale che sappiamo. Quando si entra si è circondati da un bellissimo bancone di legno, si possono ammirare quadri di pittori locali e foto di una Gradisca d'Isonzo d'altri tempi appesi alle pareti e, sul soffitto, ben cinquecento rami storici riportano alle vecchie cucine friulane. "Il segreto del Vecio Mulin - dice Luca Spessot - è che qui si ritrovano tutte le categorie sociali" e anche tutte le correnti politiche aggiungiamo, che qui discutono, litigano, si accordano davanti a una della mitiche fette di mortadella oppure a un buon bicchiere di vino. Per quest'osteria, conosciuta anche da austriaci e sloveni, sono passati personaggi come Pier Paolo Pasolini e il padre friulano del divorzio Loris Fortuna, tutti gi uomini politici della prima Repubblica che qui si intrattenevano con l'indimenticabile Bruno, un oste eccezionale, un caratteraccio che conquistava con la sua ironia e la sua allegria.

Oltre ai due osti Luca e Cesare in cucina c'è la bravissima nipote Diana, che riproduce le ricette storiche friulane di nonna Alba. Vengono serviti i piatti tradizionali di stagione: le trippe, gli gnocchi col gulasch, la jota, muset e brovada, i würstel con i crauti, tipico piatto asburgico le cui materie Luca e Cesare fanno arrivare direttamente dall'Austria, mentre il venerdì si serve l'immancabile baccalà. Tra un sorso di vino e l'altro si possono gustare una fetta di prosciutto crudo San Daniele, stagionato venti mesi e tagliato a mano, il saporitissimo formaggio di Coderno o una fetta di squisito cotto con il cren. Non manca il salame di Romans, accompagnato da pane croccante, ma anche, Una superlativa mortadella "che - dice Luca Spessot - non può che venire da Bologna e che serviamo rigorosamente tagliata a cubetti " Così si fa. E per i più ghiotti c'è il golosissimo Strudel di mele, fatto sempre da Diana. 

Rossella Dosso