SAN FLORIANO DEL C....?A VOI IL CASO "COLLIO"

02.12.2019

Dal nostro articolo in cui abbiamo propugnato la creazione di un marchio (abbiamo buttato là "made in Collio) che promuova i prodotti del Goriziano-Cormonese (Destra Isonzo) inteso come territorio ricco di tesori enogastronomici di assoluto rilievo è nato un dibattito tra il consigliere regionale Bernardis e la sig.ra Blasizza che non possiamo esimerci dal commentare. E' un botta e risposta sull'uso del noto toponimo isontino che comincia con la C e va più o meno da Gorizia a Dolegna: vi si coltiva la vite, con successo.

Dice la sig.ra Luisa Blasizza che il termine Collio è registrato dall'omonimo Consorzio vitivinicolo di tutela, aggiungendo che tutti gli altri non possono neppure menzionarlo: neppure San Floriano del Collio, che deve essere tranciato in San Floriano del C.. Ridicolo? Certo, almeno per noi: il Collio è un territorio geografico, in cui non prosperano soltanto vegetali ma ci vivono anche persone, non tutte impegnate a coltivare, raccogliere, vinificare l'uva.

Sull'argomento interviene il consigliere regionale Bernardis che replica alla Blasizza in questi termini:
"mi permetta puntualizzare che lei ha ragione per ciò che concerne la commercializzazione di prodotti vitivinicoli , al momento. Ma il termine Collio non è una 'creazione' nata dal Consorzio, bensì identifica un intero territorio ben preciso, della ex provincia di Gorizia ( in realtà un territorio transfrontaliero a dirla tutta ). E glielo dico con cognizione di causa, visto che ho amministrato per 20 anni il comune di Dolegna del Collio ed ho avviato progetti ben definiti su tale territorio. Ed ho anche 'combattuto' ( in senso buono) in passato con il Consorzio, sull'uso promozionale del termine Collio. Il Collio è un patrimonio della comunità tutta, valorizzato e arricchito dalle eccellenze vitivinicole e dai produttori in primis, ma non solo. E non solo per quel settore produttivo può e deve intendersi come territorio vocato e di interesse locale, regionale, nazionale ed internazionale. E proprio sotto questo presupposto e con questi auspici, colgo lo spunto del post di Gorizia 3.0 e ne condivido gli auspici. E quando commento che bisogna lavorare per il Collio, ma anche per Gorizia,per Monfalcone, per Grado, non accomuno le singole peculiarità di ciascuna realtà isontina, dico solo che devono fare massa critica e sfruttare le potenzialità culturali, identitarie, storiche , turistiche e produttive ad esse correlate, per sviluppare lavoro, economia, reddito. Senza remore e senza sudditanza ad altre realtà ed aree regionali, che magari contano numericamente e potenzialmente dal punto di vista produttivo di più, ma non hanno questa diversità e questo patrimonio culturale da vantare o spendere. Spetta solo a noi, tutti, invertire la rotta.."

Siamo perfettamente d'accordo con Bernardis, cui va il merito di lavorare convintamente e con tenacia per il territorio isontino e ricordiamo in proposito la penosissima vicenda del Consorzio Piccolo Collio, che nacque qualche anno fa da persone in buona fede e di grande volontà (imprenditori, produttori, albergatori, ristoratori) che si proponeva - e lo fece anche molto bene - di valorizzare non solo il vino ma tutta la produzione di questa fortunata zona della Destra Isonzo, dando valore aggiunto anche alla produzione vitivinicola.

Il Consorzio Collio reagì con carte bollate e il Piccolo Collio finì. Un'assurdità assoluta, che bisognerebbe risolvere: Dolegna del C. potrebbe anche dare origine a equivoci piuttosto volgarotti.

GORIZIA3.0