LUBIANA PUNTA SU NOVA GORICA

24.09.2021

Mentre in FVG, come i polli di Renzo, ci si sta già spennando per la Zona Logistica Semplificata, due settimane fa, il team del governo sloveno, guidato dal primo ministro Janez Janša, ha effettuato una visita istituzionale nella regione settentrionale della Primorska per approfondire i principali progetti presenti nella regione e nei singoli comuni, tra cui spicca anche Nova Gorica. Tra i più importanti ci sono il progetto Green Technologies Centre, il sostegno alla CEC (Capitale Europea della Cultura) e infine la ZEST (Zona Economica Speciale Transfrontaliera). Sono le stesse iniziative su cui dovrebbe puntare anche Gorizia. Si direbbe, quindi, che il destino delle due città vada ben oltre il 2025, chissà fin dove si spingerà?

I colloqui si sono svolti in diverse sessioni, durante le quali i vari ministri si sono confrontati sui rispettivi argomenti. Con il ministro degli Esteri Logar, ad esempio, i temi sono stati di indubbio interesse anche per il suolo italiano, con la CEC-2025 e la ZEST come temi centrali. L'idea di istituire una tavola rotonda permanente, all'interno della commissione bilaterale Regione Autonoma FVG - Repubblica di Slovenia riguardante solo Gorizia e Nova Gorica (ufficialmente per il CEC 2025, ma dubitiamo che riguarderebbe solo quello), parrebbe anch'essa essere ben gradita.

Un buon auspicio per una futura più profonda cooperazione economica in ambito europeo. Insomma, Lubiana è attenta allo sviluppo della sua zona di confine, anche considerando che la regione è la seconda più ricca dopo Lubiana stessa. Insomma, Nova Gorica (e Gorizia inevitabilmente) sono al centro del dibattito politico sloveno e sono destinate ad essere sempre più legate tra loro, visti anche gli ottimi rapporti tra le presidenze regionali e slovene.

Sul piano concreto, come accennato, la più importante sarebbe certamente l'istituzione della ZEST, una sorta di zona cuscinetto presente solo in alcune località europee, con la quale verrebbe ridotta la burocrazia frontaliera con conseguenti sgravi fiscali. Per il momento, come è noto, è in corso uno studio della base giuridica per la zona economica speciale, contenuta negli accordi di Osimo del 1975 (all'epoca si pensava di crearne una sul Carso, iniziativa poi respinta dalla popolazione) e nel trattato di adesione all'UE, ma si tratta di un passo molto importante e giuridicamente molto complesso, per cui occorre tempo e pazienza. Inoltre, si tratta di un'iniziativa tra due comuni in due stati diversi, quindi è ancora più difficile, ma sicuramente molto importante, dando però pieno significato al famoso GECT, il precursore di questa zona economica speciale.

In conclusione il primo ministro Janša, che ha appoggiato pienamente gli investimenti nel trasporto sostenibile e altre forme di cooperazione tra Stato e comuni, come il "Green Technology Centre", con l'intenzione di potenziare un'area di ricerca e sviluppo innovativa, naturalmente anche grazie al Recovery Fund sloveno (o meglio, Next Generation EU). Insomma, Nova Gorica aspira a diventare un centro tecnologico nazionale di riferimento, attirando importanti finanziamenti, mentre Gorizia non riesce nemmeno a presentare un progetto che possa essere definito tale, niente di nuovo.

I colloqui hanno riguardato anche la Capitale della Cultura perché, come ha sottolineato il primo ministro, si tratta di un progetto di portata nazionale. Da parte slovena, alcuni finanziamenti sono già stati stanziati e altri devono ancora arrivare. Insomma, Lubiana sta scommettendo su NG. Ci si aspetta che Roma faccia lo stesso con Gorizia.

Ad ogni modo, come possiamo vedere, la Slovenia è sicuramente un paese giovane e dinamico, a differenza del nostro, dove ogni progetto richiede anni, decenni, dall'idea fino all'effettiva realizzazione. Secondo me, dobbiamo trovare sinergie comuni in vista di una maggiore integrazione a livello economico, dato che qualsiasi progetto che possa portare evidenti benefici economici (CEC2025 o lo ZEST) non può prescindere da una sana cooperazione transfrontaliera con una chiara visione verso Bruxelles.


Martin Novak