MACEDONIO, MRAMOR, MAURENSIG IL TEATRO VOCAZIONE GORIZIANA

08.02.2020

Gorizia ha una tradizione teatrale importante supportata da una partecipazione di spettatori che fa onore alla città e che le deriva non soltanto da una tradizione plurisecolare, ma che si è consolidata nel tempo mediante una volontà creativa e produttiva che è stata forse sottovalutata, come de resto quasi tutti i tesori che possiede.Parlo ad esempio della valida compagnia che mise insieme negli anni '60 il goriziano Francesco Macedonio*, regista di valore internazionale, "Il Piccolo teatro città di Gorizia" che fu un vero miracolo di volontà artistica. Attorno a quel progetto si svilupparono che sviluppò ottime professionalità, tra cui Riccardo Canali e Gianfranco Saletta, ma sopratutto fece innamorare molti giovani goriziani del teatro anche mettendo in scena "Il Mio Carso" di Scipio Slataper, nella trasposizione teatrale dello scrittore triestino Furio Bordon. Chi assistè alla prima nella corte dei Lanzi in castello, ricorda ancora con stupore l'energia della recitazione di tanti giovani goriziani e la formidabile scenografia. Insomma Gorizia ha prodotto teatro di qualità! Un altro esempio, non tanto distante nel tempo, è lo spettacolo, fabula in musica, "La Variante di Luneburg"; tratto dal romanzo dello scrittore goriziano Paolo Maurensig (adattamento teatrale realizzato dal medesimo), che vide in scena Walter Mramor (il direttore artistico del Teatro Verdi di Gorizia, che dirige anche con successo i teatri di Cormons e di Gradisca d'Isonzo) assieme alla cantante Milva, sulle musiche originali del Maestro Valter Sivilotti. Uno spettacolo che in tournée ottenne il plauso delle più importanti plateee di tutta Italia e fu circuitato per molti anni. Un'operazione geniale che sfruttava peculiarità goriziane, in questo caso uno scrittore che Gorizia ha pressochè dimenticato ma che continua a scrivere e ad avere molto successo tanto da vincere, poco tempo fa, l'importante premio "Scanno" con il suo libro "Il gioco degli dèi". Tutta questa premessa per affermare che Gorizia ha nelle sue vene una bella tradizione teatrale, anche di produzione e di "scuola attoriale" (e in proposito possiamo citare senz'altro Mauro Fontanini, Alfio Bertoni, Marino Zanetti). Una tradizione produttiva e accademica che andrebbe rinverdita: è cultura vera...

LUCA MICHELUTTI

*Figlio di musicisti - suo padre insegnava strumenti a fiati alla gloriosa e purtoppo ex scuola musica di Gorizia - era nato a Idria nel 1927, visse sempre a Gorizia, la "sua"città, anche se le più grandi soddisfazioni le ebbe a Trieste. Curò regie di importanti spettacoli per il Teatro Italiano di Fiume. Dal sito de La Contrada: "Uomo sensibile, coltissimo e dal carattere schivo, amante della letteratura e del cinema, ha diretto e formato un'intera generazione di giovani attori, non ultimi gli oltre sessanta ragazzi diplomatisi all'Accademia Teatrale "Città di Trieste", la scuola di teatro della Contrada. E gli allievi se lo ricordano, eccome se se lo ricordano! La grande amicizia con Tullio Kezich ha regalato alla Contrada un'acclamata "trilogia" della Trieste a cavallo della Seconda Guerra Mondiale. Nell'ottobre del 2013, a grande richiesta di pubblico, è tornato a dirigere la compagnia della Contrada nel testo Due paia di calze di seta di Vienna di Carpinteri e Faraguna, riconfermatosi ancora una volta un grande successo. Tra i suoi spettacoli ricordiamo I Rusteghi di Carlo Goldoni, I ragazzi irresistibili di Neil Simon, Il divo Garry di Noël Coward, Gin Game di Donald Coburn, Fuori i secondi e Svola cicogna di Enrico." NELLE FOTO, Macedonio, Mramor, Maurensig