Marin Biagio (1891-1985) 

23.02.2020

Biagio Marin, il poeta dell'isola d'oro, nato a Grado il 29 giugno 1891, morto sempre a Grado il 24 dicembre 1985, fu legato a Gorizia da un lungo, a volte tumultuoso affetto, da molti anni trascorsi nella città prima come studente e poi come insegnante, da un legame di amicizia suggellato nel 1976 dal conferimento della cittadinanza onoraria.

Il giovane "Biaseto" studiò a Gorizia: convittore dei Salesiani, frequentò lo Staatsgymnasium, dove conobbe Carlo Michelstaedter, più anziano di lui di qualche anno (del primo incontro con il filosofo nel cortile del liceo il poeta ha lasciato una efficace descrizione). Fu espulso dalla scuola per una grave infrazione disciplinare (si era recato in classe armato di pistola), ma nonostante questo episodio degli anni giovanili rimase sempre legato affettivamente alla città: qui si formò, partecipò a circoli e assciazioni culturali, stampò i suoi primi versi: Fiuri de tapo (1912) e La girlanda de gno suore. (1922). E qui insegnò, per alcuni anni, all'Istituto Magistrale: esperienza conclusa negativamente, non essendo accettati i suoi metodi didattici, non in linea con quelli dell'epoca. Ma Gorizia gli rimase sempre cara.

Poeta nella parlata gradese e candidato nel 1981 al premio Nobel per la Letteratura, Biagio Marin dedicò a Gorizia un volumetto di "prose d'arte": pagine in prosa, in lingua italiana, dove l'anima del poeta trasfigura parole e immagini in un linguaggio poetico ricco di sfumature e di sentimenti.

In quel piccolo grande libro, Gorizia, pubblicato nel 1940 e ristampato dopo la guerra con l'aggiunta di qualche capitolo e con per sottotitolo "la città mutilata", Marin rievocò luoghi, persone e ricordi della città, che non era la sua isola d'oro, ma che amava di un amore diverso, ma non meno grande. 

"Dall'isola nel mare mi mostravano le montagne verso greco, e indicandomi una macchia biancastra nello svariare delle masse azzurrine, mi dicevano: quello è il Monte Santo e ai suoi piedi è Gorizia. La città era nascosta da veli di monti, da foschia, da nebbie e da nubi. Era assai lontana e nessuno sull'isola conosceva le strade che vi portavano. Si sapeva soltanto che tra noi e le montagne c'era una grande pianura: il Friuli. Tante strade, tanti paesi, e fiumi da risalire, da guadare, e altri da varcare su ponti …"

Così cominciava, quasi come in una fiaba di un magico passato, il racconto del poeta, e così gli appariva Gorizia al termine del viaggio:

 "Così l'ho vista la prima volta, in una giornata calda di primo giugno, dalla Màinizza, con il suo castello sul colle, incerta tra verde e celeste, dietro un velo di calura e di polvere.E ora so che fin d'allora l'ho amata."


Nell'auditorium del liceo classico "Dante Alighieri" di Gorizia in viale XX Settembre c'è un busto di Biagio Marin. La sala è dedicata al poeta, ex allievo dell'istituto.