ODE ALLA ROSA E A CHI LA COLTIVA TESORO GORIZIANO DA RILANCIARE

11.11.2019

Comincia la stagione della Rosa di Gorizia: abbiamo un tesoro inestimabile che viene prodotto dalla poca terra coltivabile rimasta nel territorio comunale, che nasce per particolari condizioni climatiche, per le caratteristiche della terra stessa, per una lunga consuetudine e studio sul campo (nel vero senso della parola) di bravissimi agricoltori che hanno conservato e, anzi, perfezionato aspetto, gusto e sapidità di una verdura di incredibile qualità. Tra di loro Carlo Brumat, imbattibile difensore di questo prodotto ipergoriziano.Il nodo sta nel fatto che la produzione è scarsa, molto scarsa, e alcune persone in buonafede, altre in malafede, dicono che siamo di fronte a un bivio: aumentare la produzione e quindi estendere la denominazione a un territorio più vasto, che vada anche oltre i confini della ex provincia di Gorizia. A parte il fatto che la Rosa di Gorizia farlocca si trova oggi più o meno in tutti i ristoranti della regione e anche oltre, questa soluzione significherebbe anche una più vasta commercializzazione del prodotto, che una ditta goriziana sta già portando avanti. Tutto bene? No ovviamente, perché chiunque capisca qualcosa di prodotti di nicchia e del loro successo (vedi slow food) capisce che la Rosa di Gorizia proprio non ha le caratteristiche per diventare un discorso industriale. E' invece una preziosissima componente del turismo tout court per la nostra città, poiché un prodotto tipicamente goriziano, così raro e di così difficile coltivazione riesce perfetto nelle sue qualità intrinseche soltanto a Gorizia, in quella striscia di terra che va dal ponte di Piuma a Salcano. Gli agricoltori goriziani che lo coltivano da generazioni si sono felicemente riuniti nell'associazione "Produttori Radicchi Rosso di Gorizia o Rosa di Gorizia e/o Canarino di Gorizia" sono convinti (e, per esperienza diretta li sosteniamo senza tema ) che la sapidità la "croccantezza", la consistenza stessa dei due radicchi raggiungano il loro vertice ideale solo a Gorizia, tanto che posso suggerire che la vera scommessa turistico-culturale sarebbe proprio quella di promuovere la nostra città come luogo in cui invitare tutti i turisti e soprattutto i vicini udinesi e triestini, nella stagione invernale a venire nei ristoranti goriziani a gustare questa rarità: magari sorseggiando quella magnifica Ribolla Gialla nel cui nome alcuni bravi produttori goriziani hanno costituito anch'essi un'associazione. Poiché i membri dell'associazione vendono giustamente il loro prodotto a qualche ristorante d'eccellenza regionale (e non solo) sarebbe giusto vincolare il loro smercio a un severissimo marchio di qualità (anche il De.Co. va bene anche se andando nel sito apposito si legge Rosa di Gorizia con TRIESTE tra parentesi). Oggi più che mai necessario formare, sotto l'egida del comune, un'associazione tra produttori di eccellenze goriziane ( tra le quali mettiamo anche il miele di Lucinico, i produttori della Ribolla, la meravigliosa gubana di Gorizia già celebrata in un bellissimo libro della purtroppo dimenticata Lella Au Fiore (e che molti si ostinano a equiparare al simile prodotto triestino) insieme ai ristoratori goriziani, tesa al lancio concreto e reale delle specificità goriziane, che sono identitarie, quindi importanti culturalmente. Fare insomma quello che, in proporzioni "goriziane", da decenni fanno in Veneto o in Emilia Romagna. Tra l'altro, in un'ottica transfrontaliera e molto interessante per riuscire a ottenere finanziamenti europei , sappiamo che l'associazione goriziana dei produttori della Rosa di Gorizia sarebbe pronta ad accogliere tra le sue fila anche quegli agricoltori che la coltivano nella zona di Salcano. Sarebbe un salto di qualità notevole. 

GORIZIA3.0

Nella foto: un raro ibrido Rosa di Gorizia e Radicchio Canarino