Paternolli Giovanni (1888 - 1923)

25.02.2020

Giovanni Paternolli, nato a Gorizia il 12 dicembre 1888, fu uno dei protagonisti di quella magica, forse irripetibile stagione della cultura goriziana che vide presenti Carlo Michelstaedter, Enrico Mreule, Biagio Marin, Ervino Pocar, Sofronio Pocarini, Enrico Rocca e altri. Tutti vicini per età, giovani, entusiasti, e accomunati da uno strano destino che dopo la morte prima di Michelstaedter, certo il più grande e forse l'ispiratore di molti di essi, poi di Paternolli, li vide quasi tutti allontanarsi da Gorizia per altri luoghi oppure per una separazione definitiva - una morte improvvisa e prematura.

Giovanni - detto Nino - Paternolli aveva ereditato la tipografia e la libreria di famiglia, situata in Piazza Grande, che dal 1837 costituiva un centro di cultura per Gorizia. Dopo gli studi universitari a Innsbruck, Graz, Vienna e infine Padova, e dopo la guerra combattuta nelle fila dell'esercito austroungarico, ricostruì, con l'aiuto della moglie Pina Venuti, la libreria, la cartoleria e la tipografia gravemente danneggiate dagli eventi bellici, trasferendole in Corso. Intorno alla libreria, ma anche e soprattutto nella vicina casa di Nino Paternolli, si costituì una sorta di cenacolo culturale dei giovani intellettuali goriziani, che trovavano in Paternolli il loro punto di riferimento.

Ma non si accontentò di riattivare la tipografia. Volle dare un'impronta culturale al suo lavoro, costituendo una casa editrice per dare alle stampe, al di là delle commissioni, opere di qualità, espressione appunto del gruppo di intellettuali che si era formato: pubblicò così La girlanda de gno suore di Marin, Il mare del Nord di Heine nella traduzione di Pocar, il volume 9 agosto 1916, la raccolta di saggi danteschi di Res. E prese parte alla vita pubblica cittadina, candidandosi alle elezioni nella lista del Gruppo d'Azione nel 1922 e venendo eletto consigliere comunale. Restò in carica per meno di un anno, la durata del breve mandato del sindaco Antonio Bonne, costretto alle dimissioni dall'avvento del fascismo. Neppure un anno più tardi, il 19 agosto 1923 Nino Paternolli, che era alpinista e socio del CAI, precipitò dal Poldanovez, nella valle di Tribussa, durante un'escursione in montagna in compagnia di Ervino Pocar. Aveva trentacinque anni. La disgrazia fu inspiegabile, e accadde nel tardo pomeriggio di una domenica trascorsa lietamente a contatto con la natura. Paternolli, che apriva la strada, impegnato in un tratto difficile, rispose a Pocar, che lo invitava a desistere: "Ah, no, caro, di qua non torno indietro, ti assicuro io. " Poco dopo precipitava senza una parola che facesse presagire il pericolo, senza un grido: il grido fu dell'amico attonito: "Nino, Nino!