Pisani Jolanda “Cassandra” (1905 - 1978)

13.02.2020

Le donne che si dedicano ad attività non esclusivamente femminili hanno sempre attirato l'attenzione, se non altro perché si allontanano dal sentiero obbligato moglie-madre-massaia loro destinato. Il giornalismo goriziano ne ha conosciute due, in momenti diversi della storia della città: Carolina Luzzatto e Jolanda Pisani. Jolanda Pisani, "Cassandra". Chi a Gorizia non ricorda il suo pseudonimo? Tanto noto era che appare, di seguito al nome, anche sulla sua tomba. Basta quel nome a rievocare un'epoca, a testimoniare un impegno commosso e appassionato per la propria città. Era nata l'11 giugno 1905 nel borgo di San Rocco. La prima metà della sua vita fu quella che ci si poteva aspettare da una donna del suo tempo che non si fosse dedicata a una famiglia sua: fu insegnante delle scuole materne, occupandosi con amore di generazioni di bambini affidati alle sue cure. Ma aveva un'altra vocazione, a cui chi è chiamato non può sottrarsi: la penna. Tra i suoi vari scritti rimasti inediti si può ricordare il diario Gorizia dalla croce uncinata alla stella rossa, dove documentò le vicende goriziane del periodo bellico. Nel 1945 ebbe inizio la sua attività pubblica. Era il momento in cui chi riteneva di poter dare qualcosa alla sua città, che usciva allora dal fascismo, dalla guerra e dalle occupazioni nazista e titina, ma la cui sorte era ancora incerta, metteva a disposizione il suo tempo e le sue capacità, nell'impegno comune volto a formare una nuova classe politico-amministrativa e a dar voce alle esigenze dei goriziani. "Cassandra" fu questa voce. La scelta del suo "nome di penna" è emblematica dei tempi ancora incerti e bui in cui si trovò ad operare: Cassandra, la profetessa destinata a rimanere inascoltata. Ma Gorizia invece la lesse e la ascoltò. Cominciò a scrivere sui giornali locali che riprendevano o iniziavano l'attività, nel periodo dell'occupazione alleata, chiedendo che fosse resa nota la sorte dei deportati, che la città non venisse assegnata alla Jugoslavia, che libertà, giustizia e democrazia fossero ristabilite. Fu, nei suoi scritti, convinta e appassionata, e la sua strenua difesa dell'italianità di Gorizia comportò una netta contrapposizione nei confronti degli slavi e dei comunisti che ne sostenevano le rivendicazioni territoriali. La sua scelta di difesa della storia e della cultura italiana della città si realizzò anche attraverso una serie di articoli e saggi su personaggi ed episodi della storia di Gorizia. Si tratta per la maggior parte di articoli apparsi su quotidiani, a volte anonimi; ma effettuò anche studi di più ampio respiro, sulla storia della stampa a Gorizia e sulla toponomastica cittadina. Fece parte del direttivo del Circolo della Stampa nel 1945-1947 e del CLN per il Partito d'Azione nel 1946-1947. Il suo ruolo fu essenziale in quegli anni. In seguito continuò la sua attività di giornalista, ma senza ricevere sempre l'apprezzamento che avrebbe meritato. Come Carolina Luzzatto prima di lei, fu talvolta oggetto di ingiustificabili attacchi personali: la sua condizione di donna nubile, non bella, non disposta a compromessi, provocava le critiche dei suoi avversari. I giornali cittadini le diedero però sempre spazio, e "Cassandra" rievocò i momenti del passato vicino e lontano fino a poco prima della morte, avvenuta il 13 aprile 1978. Come Carolina Luzzatto, Jolanda Pisani ottenne quello per cui si era strenuamente battuta: che Gorizia fosse in Italia. Come tutti coloro che si dedicano senza riserve a una causa, ne pagò il prezzo: un prezzo fatto di solitudine, di incomprensioni, di rimpianti. Ma entrò a pieno titolo nella storia goriziana di cui si era occupata con tanta passione.