Pocarini Sofronio (1898-1934)

07.02.2020

Sofronio Pocarini nacque a Fiumicello, dove allora risiedeva la famiglia, il 5 febbraio 1898, ma si trasferì a Gorizia bambino nel 1900: era dunque diventato goriziano a tutti gli effetti, come nella storia della nostra città era e sarebbe accaduto molte volte.

Diciassettenne, prese apertamente posizioni irredentiste, che gli comportarono un processo per alto tradimento (evitò la condanna a morte per la giovane età e per la clemenza del giudice) e l'internamento a Mittergrabern; poi, arruolato nell'esercito austroungarico come "politicamente infido", fu soldato nella sanità durante il primo conflitto mondiale. Al ritorno a Gorizia, Pocarini scoprì il mondo del giornalismo, in cui si immerse con l'entusiasmo che lo caratterizzava. Fu allora che cambiò il cognome Pocar in Pocarini, come fecero anche i genitori e la sorella (non i fratelli Ervino ed Edoardo), per ribadire anche anagraficamente l'italianità sempre espressa con i sentimenti. Nel 1918 Pocarini iniziò la sua collaborazione al giornale "La Voce dell'Isonzo", di cui fu presto caporedattore. Nel 1922 fondò e diresse il giornale satirico "El Réfolo gorizian"; nel 1923 la rivista del Movimento Futurista Giuliano "L'Aurora". Fu direttore de "La Voce di Gorizia", "Squille isontine", "La Vedetta dell'Isonzo"; nel 1930 fondò "L'Eco dell'Isonzo", giornale trisettimanale di cui fu direttore. Costituì anche la Casa Editrice Pocarini, consolidando così ulteriormente il suo ruolo quale punto di riferimento del mondo culturale cittadino. 

Futurista in arte, in poesia, in teatro (diresse la Compagnia del Teatro Semifuturista, alle cui rappresentazioni goriziane intervenne anche Marinetti), fondatore con Mirko Vucetich del Movimento Futurista Giuliano, Pocarini non si oppose al fascismo, ma fu, da intellettuale libero e cosciente, critico nei confronti del regime e di alcuni suoi esponenti di Gorizia. Si battè contro la soppressione della provincia di Gorizia, voluta per "italianizzare" le nostre terre accorpandole al Friuli, e la sua ricostituzione, per quanto mutila dei mandamenti di Cervignano e di Monfalcone, fu anche una sua vittoria. Nei suoi articoli affermò sempre la propria indipendenza e autonomia, schierandosi "senza guardare in faccia a nessuno" contro tutti i "gruppi e cricche contrarie agli interessi goriziani". "In un mondo di non liberi, egli è stato un libero" scrisse di lui Biagio Marin, rievocandone la figura.Il 4 agosto 1934 Sofronio Pocarini collaborava alla mostra del libro e al raduno di scrittori che doveva aver luogo a Grado. Entrò in acqua con alcuni amici, nonostante il mare fosse agitato, e fu colto da malore. Annegò prima che fosse possibile soccorrerlo. Il suo giornale, "L'Eco di Gorizia", gli sopravvisse per un solo numero, quello che riportava la notizia della sua morte.