POLO UNIVERSITARIO E FALLIMENTO DI UNA CLASSE DIRIGENTE

10.10.2021

La scommessa di un polo universitario goriziano è stato un grande sogno iniziato dal sindaco Scarano e poi ereditato da tutti suoi successori. Un grande sogno oggi incagliato e non sarà un'assessora col problema di rielezione a fare da interlocutrice sul tema, che va ben al di là della sua esperienza e della sua comprensione.

La mancata realizzazione di un vero Polo universitario goriziano va infatti ascritto all'intera classe dirigente goriziana, il che comprende ovviamente Comune, Camera di commercio, Fondazione Carigo, Provincia - fin quando c'era - la Regione con la sua scarsa rappresentanza giuntale goriziana e quel Consorzio Universitario il cui scopo era quello di creare non solo una sinergia con TS e UD, ma un punto d'incontro plastico, efficiente, dinamico come meriterebbe quella "meglio gioventù" che sceglie di venire a studiare a Gorizia. Alla fine il Consorzio- che pochi mesi fa la stessa assessora voleva chiudere - aveva supplito all'importante funzione di pulizia dei locali.

Una cittadella universitaria tutta goriziana? Certo, Gorizia mise a disposizione il meglio di ciò che aveva, carne della sua carne, sangue del suo sangue, pagato a caro prezzo dalle istituzioni, in primis la Regione FVG: donando ai due atenei regionali location che costituiscono il meglio architettonico e urbanistico della città: il comprensorio dell'ex seminario; Palazzo Alvarez; il compendo di Santa Chiara. Una torta sulla quale Sgarlata, nelle vesti di presidente della Cciaa - e quindi presidente del Consorzio - mise la ciliegina, quel Conference Center, piccolo, stupendo anfiteatro allora ipertecnologico che doveva essere a servizio di incontri internazionali (vedi la facoltà di Scienze internazionali e Diplomatiche) e che invece giace inutilizzato*.

Siamo tutti lieti che gli studenti di architettura si esercitino per migliorare la disastrata città che li ospita mentre pensiamo che, vista l'efficienza dell'amministrazione comunale, sarebbe bene che l'ateneo di Trieste, magari con la collaborazione di quello Friulano (si parlano o no? Gorizia sarebbe il luogo ideale, o no? Il Consorzio era stato creato anche per questo, o no?) s'inventassero come trasformare quella selva oscura che circonda l'ex seminario fino alla casa Rossa in un orto botanico. Quindi qualcosa di Bello, qualcosa che sia all'altezza di una Capitale Europea della Cultura, qualcosa di più di una tana per pantigane seguendo il destino del nostro Duca d'Aosta, o una sentina per affari loschi come un'altra fantasmatica sede universitaria, Villa Ritter.

L'orto botanico, tra l'altro produttivo al punto di poter essere autogestito economicamente, lo propose anni con un dettagliato progetto consegnato alla Camera di commercio la Cantina Produttori di Cormons, che l'avrebbe anche gestito gratuitamente.

Sveglia ragazzi, docenti, dirigenti, non si potrebbe riprendere il discorso mettendo a frutto i NOSTRI milioni del Fondo Gorizia, magari facendo sinergia con quella Regione giustamente generosa per la Capitale Europea della Cultura?


Gorizia3.0

 *Per vostra conoscenza, l'affitto del Conference Center è di circa 700 euro.