PROPOSTE 2025? ECCONE UNA: IL MUSEO DELL'ARCIDIOCESI

17.09.2021

Ora: si vuole fare dell'occasione del 2025 una passerella per i selfie delle prossime elezioni o si vuole impostare un programma che permetta a Gorizia di camminare su gambe robuste nel settore del turismo culturale? E non è un richiamo rivolto soltanto al Comune ma con la stessa forza alla Curia Arcivescovile, alla Fondazione Carigo, alla Cciaa della Venezia Giulia (Trieste permettendo) all'Erpac regionale (e quindi alla Regione FVG ove ci sia qualcuno in grado di capire la valenza assoluta dell'operazione) ente che ha recentemente commissariato il Comune prendendo il posto dei Musei Provinciali. Possibile che tutte queste istituzioni goriziane non riescano a fare sistema? per l'apertura e/o per la gestione futura? Si chiacchiera e basta?

Insomma, dopo due decenni di insistenze sta venendo alla luce uno degli paradossi culturali più incredibili di Gorizia, città che è riuscita a nascondersi l'esistenza di un tesoro strepitoso appartenente alla Arcidiocesi di Gorizia - e quindi , a meno che in Curia qualcuno sia contrario - al popolo goriziano, per il quale con i finanziamenti del Giubileo del 2000 era stato realizzato il Museo di Santa Chiara, oggi inutilizzato in centro città, come tanti altri edifici di pregio. Il Museo avrebbe dovuto contenere il preziosissimo Tesoro di Aquileia e la Donazione Teresiana, di cui parliamo più ampiamente nelle pagine che seguono. Tesori che appartengono alla storia di Gorizia, così segnata nei secoli scorsi dalla presenza di ordini religiosi. 

L'iniziativa consentì il recupero funzionale di un prezioso stabile del '600 che stava crollando in prossimità della sede delle Poste Italiane e godeva anche di un cospicuo finanziamento della Carigo (circa 600milaeuro) per gli allestimenti, le teche, vetrine e cornici. Molti furono gli ostacoli anche costruttivi del Museo di Santa Chiara che è comunque funzionante e che ha ospitato una serie di mostre sugli Asburgo, e non solo. L'Arcivescovo Padre Antonio Bommarco fu un grande sostenitore del progetto museale, ma la sua scomparsa, nel 2002, spense gli entusiasmi mentre prevalse negli ambienti religiosi l'idea che non si dovessero esporre al pubblico oggetti sacri. Una scusa poco sostenibile, visti i numerosissimi musei diocesani di cui è ricca l'Italia. Musei diocesani esistono in tutta Italia e uno bellissimo è stato inaugurato qualche anno fa a Feltre: pieno di oggetti sacri. E allora? 

Si è parlato di una mostra, proposta un anno fa circa, quando i nostri governanti hanno scoperto, grazie a Gorizia3.0 l'esistenza di questo tesoro. Una mostra può essere soltanto il passo iniziale, l'azione propedeutica alla creazione di un museo stabile di rilevanza europea e quindi di interesse regionale. Il Museo sarebbe un patrimonio turistico-culturale assoluto, attrattivo durante tutto il corso dell'anno, che dimostrerebbe la reale caratura di una città che vuole essere la Capitale Europea della Cultura.


Antonio Devetag