PROVINCIA DI GORIZIA E CLASSE DIRIGENTE

24.11.2021

Il discorso del nostro Davide Polo all'incontro promosso da Gorizia3.0:

Provincia: a noi pare un tema fondamentale anche perché c'è una legge regionale del 2017 che ne decreta la ricostituzione ed è anche su tale istanza che siamo nati come associazione. La Provincia, come ente in grado di coordinare le azioni economiche per il futuro del territorio rappresenta per Gorizia e l'Isontino non solo una vocazione secolare, ma anche l'istituzione che può assicurare omogeneità progettuale e produrre sinergie economiche che vadano a vantaggio dei suoi cittadini (dal Collio a Grado, sul quale spendo un paio di parole in quanto è il paese dal quale provengo, che costituisce un vero e proprio punto di riferimento per il turismo balneare regionale. Ed è altresì estremamente caro ai Goriziani, i quali più che volentieri la scelgono come meta di villeggiatura estiva. Gorizia può diventare un elemento centrale per lo sviluppo economico e culturale di quest'isola così come di tutto l'Isontino).

La Provincia ricostruirebbe anche una rinnovata personalità istituzionale in campo regionale che eviterebbe di subire spoliazioni che si aggiungano a Musei Provinciali, Camera di Commercio, Confidi. Crediamo senza dubbio che essa sia la chiave per una sinergia sempre più forte e soprattutto operativa tra Gorizia e Nova Gorica, ma anche tra Italia e Slovenia. In questo senso si consentirebbe il rilancio di un'identità così ricca e complessa, oltre a un ancoraggio nazionale e regionale al FVG e al territorio storicamente di sua pertinenza.

Questa "Nuova provincia" è accompagnata da una strana afasia istituzionale e politica, testimonianza di una città ormai senza guida e abbandonata agli appetiti altrui. Ciò fa comodo a tutti: c'è ancora tanto infatti, da portare via. Come già detto precedentemente un suo ritorno effettivo al ruolo di capoluogo potrebbe impedire questa spoliazione, così bene avviata. E a questo punto, in una fase di rielaborazione territoriale è bene che a Gorizia si insedi una nuova classe dirigente capace di trattare con forza un allargamento della prossima provincia sull'impronta storica - ma anche economica - insieme ad Aquileia e Cervignano con cui condivide storia, antiche consuetudini, comune appartenenza diocesana e cultura. Ciò gioverebbe, e molto, anche a Nova Gorica e al turismo culturale su cui - vedi Capitale Europea della Cultura, 2025 - si basa il futuro del nostro territorio. Questa Provincia di Gorizia potrà essere nuovo punto di riferimento, di sintesi e di coordinamento per l'intera regione.

Parallelamente, se Gorizia e Nova Gorica devono collaborare e riprendere un ruolo centrale in questa parte d'Europa e più importante nelle rispettive "regioni" e nazioni, sarebbe bene prevedere un allargamento del Gect* alla Nuova Provincia di Gorizia e al territorio della Goriska, come affermato prima da Martyn. Ciò porterebbe, mutatis mutandis, alla ricostituzione dell'ex Contea asburgica di Gorizia e Gradisca.

Cito il presidente Bergamin che in un'intervista rilasciateci affermò che "Dimenticare la Contea di Gorizia medievale e "moderna" significa negare le radici stesse di questo territorio". Risulta quindi imperativo che i 25 comuni isontini si dotino di strategie ed obiettivi condivisi mirati allo sviluppo sinergico del territorio tramite un ente del quale Gorizia deve esserne baricentro. Diversamente, questo territorio è destinato a declinare. Questa è, a nostro parere, un'occasione per ridefinire nuovamente i confini di questo ente che verrà a crearsi. Dando uno sguardo a Cervignano, figura centrale in tema di logistica grazie all'importante interporto ferroviario, e ad Aquileia, centri che si trovano alla periferia del Friuli e che per questo potrebbero necessitare di una nuova guida. Anche in virtù dei rapporti storico-culturali che legano questi territori a Gorizia. Nel caso di Aquileia il legame perdura dal Medioevo (sul nostro sito di Gorizia3.0 è trattato molto profondamente questo aspetto) e una delle testimonianze più importanti è il tesoro di Aquileia che si trova qui a Gorizia, intonso, preziosissimo e per il quale in occasione del Grande Giubileo del 2000 è stato creato un museo apposito d'intesa tra il Comune di Gorizia e la Curia Arcivescovile, grazie all'arcivescovo Bommarco e a Antonio Devetag durante la sindacatura Valenti.

Tale Museo che è il compedio di Santa Chiara è stato per vent'anni in attesa di una mostra dedicata a una parte fondamentale della storia della nostra Regione (adesso si sta tentando di organizzare una mostra nei prossimi mesi, ma l'Arcidiocesi va per conto suo, Gorizia per conto proprio e Aquileia pure). Anche questa sarebbe un'occasione da sfruttare sempre in ottica Capitale Europea della cultura 2025 per creare un progetto che sia stabile nel tempo, e per sfruttare appieno le risorse derivanti dal turismo culturale.

Bisogna fare squadra e affidarsi a un capitano, una figura di riferimento, un leader, perché solo in questo modo si riuscirà a salvare questo territorio che vive un periodo di declino da ormai troppi anni.

DAVIDE POLO