PROVINCIA, PER LEGGE FVG. MA A GORIZIA NON SE NE PARLA…

01.09.2021

Nei giorni scorsi Il Piccolo edizione nazionale ha dedicato ben due pagine di apertura alla prossima ricostituzione delle province in Friuli Venezia Giulia - tra le quali guarda caso, ci dovrebbe essere anche quella di Gorizia - e del fatto che l'assessore Roberti stia lavorando alacremente per giungere entro il 2023 a rendere elettivi questi nuovi enti.

L'articolo era accompagnato dai commenti di vari politici, tra cui i sindaci Ciriani di Pordenone e Fontanini di Udine. Di goriziani neanche l'ombra. Anche nei giorni seguenti nessun goriziano -e/isontino- ha commentato queste due pagine che davano una notizia che cambierà completamente lo scenario politico- amministrativo del FVG da qua a due anni.

 E a noi qualche dubbio viene e ci domandiamo il perché di questa strana afasia che peraltro fotografa il livello dei nostri "politici". La futura provincia restituirebbe a Gorizia l'unico ruolo reale e concreto che ha rivestito , seppur riguardante un territorio ormai ridottissimo, ma oggi più che mai necessario per la sua esistenza e sussistenza: essere un capoluogo, ruolo che la storia ha consegnato ai goriziani, che peraltro se lo sono meritato.

Ma questa funzione non è ereditaria. Bisogna conquistarsela giorno dopo giorno, con fatica e soprattutto lungimiranza: in pratica ci vogliono istituzioni coese e con una "visione" del futuro. Invece Gorizia è governata da una classe dirigente che da anni si è divisa gli assetti politici, economici, finanziari con l'unica vocazione di protrarre il proprio potere, in un mediocre "patto mai scritto" tra destra e sinistra.

Il processo di disgregazione dei ruoli e delle vocazioni di Gorizia ha subìto un'accelerazione durante questi ultimi quattro anni, fino al commissariamento attuale della città, i cui qualsiasi decisione dei vertici è imposta da Trieste (Regione, Partiti, Cciaa) soprattutto dopo le vicende del Mercato Coperto (e il Gambero Rosso?) e dei finanziamenti fallati del Palasport e del mercato all'ingrosso: disastri che hanno provocato la fuoriuscita della Cciaa dal Gect (ma ne parliamo solo noi?) e l'affidamento dei finanziamenti della Capitale Europea della Cultura non al Comune di Gorizia ma all'Ente Regionale per il Patrimonio Artistico Culturale. 


Per quanto riguarda i rapporti tra Gorizia e Monfalcone essi non sono affatto sinergici e paritari, come si affanna a raccontare impunemente Ziberna, ma totalmente a vantaggio della Città dei Cantieri, che si è già soffiata l'hub ospedaliero dell'ex Provincia e il Consorzio industriale di Gorizia. Non solo: per quanto riguarda le società partecipate l'ultima parola -come tutti sanno - spetta sempre all'energico sindaco Anna Maria Cisint, talvolta contrastata dal primo cittadino di Cormons, Roberto Felcaro , l'unico che osa sfidare l'Amazzone della Sinistra Isonzo.

Pensiamo quindi sia necessaria l'istituzione di un ente sovracomunale che riesca a rimodulare i rapporti del territorio dell'ex provincia, così ricca di potenzialità che solo la sinergia reale tra i suoi 25 comuni può concretizzare, in collaborazione con tutti, di qua e di là dei confini, ma in autonomia decisionale.


Gorizia3.0