QUELLO CHE NESSUNO DICE: SULLA QUESTIONE CULTURALE

20.11.2021

Da due anni solleviamo una questione culturale fondamentale per il destino di questa nostra povera città. Se la scommessa è quella del 2025, della Capitale Europea della Cultura, sorta di zattera di salvataggio della poltrona cui si aggrappano disperatamente assessori e sindaco insieme ad altri naufraghi delle partecipate comunali e regionali. Noi proponiamo cose concrete per valorizzare Gorizia come merita individuando le reali criticità, frutto del disinteresse e nella svendita dei propri tesori.

Cioò avviene in quello che Rossella Dosso chiama hardware culturale ovvero le i musei, i teatri, le pinacoteche e tutti quei luoghi vocati a manifestazioni culturale; oppure software ovvero gli eventi, le manifestazioni, le mostre, i concerti eccetera, quelli che quel grande assessore alla cultura di Roma Nicolini chiamava "Effimero". A Gorizia non ci siamo, nonostante i petulanti interventi di qualche assessore.

Riportiamo quindi, quasi testualmente, il discorso che Rossella Dosso ha pronunciato all'incontro di Gorizia3.0 al Trgoski dom.

"Tutti voi sapete lo stato penoso in cui questi tesori sono stati lasciati a Gorizia con il principale monumento, e dico monumento non caso, che è il castello con il suo magnifico borgo che qualsiasi altra città d'Italia o della Slovenia avrebbe sfruttato non solo in termini culturali ma anche turistici. Ebbene come vi è noto, il simbolo della città, distrutto durante la Prima Guerra Mondiale e ricostruito durante in epoca fascista e, è rimasto chiuso durante tutta l'estate con frotte di turisti che scendevano dal colle del castello delusi e arrabbiati, promettendo di non mettere più piede a Gorizia. "

"E cosa dire di quell'Auditorium considerato uno dei migliori del Nord-Est per l'acustica e per la sua comodità che risulta ormai chiuso all'uso dei cittadini goriziani da quattro anni grazie all'inettitudine di questa giunta comunale. Ricordiamo altresì che accanto all'Auditorium vi è una bellissima sala mostre che in tempi andati grazie all'Assessore Antonio Devetag serviva proprio a lanciare e a sostenere gli artisti goriziani. "

"E ricordiamo pure in questo hardware goriziano quella che è forse la ferita più profonda che ci addolora e che addolora chi ama questa povera città è lo scippo dei nostri Musei Provinciali, operato sotto il governatorato della Serracchiani con la complicità della Provincia di Gorizia,allora governata da Gherghetta. I Musei sono il giacimento culturale più grande che Gorizia possedeva, e parlo al passato perché quel patrimonio è stato salomonicamente diviso tra Gorizia e Monfalcone con una scelta a dir poco scellerata. "

"Come è noto c'è qui vicino il museo di Santa Chiara, quattro piani realizzati durante il Giubileo del 2000 per ospitare un altro tesoro strepitoso della nostra città, ovvero il tesoro del Duomo, la donazione Teresiana e il tesoro di Aquileia. E parliamo anche di quello che c'è: ovvero una Pinacoteca e un Museo della Grande Guerra trasformato recentemente e inopinatamente nel Museo della Moda, mentre da sinistra e da destra si continua a predicare che Gorizia dovrebbe sfruttare il suo passato novecentesco ecco che l'avvenimento più notevole e internazionale anche se tragico avvenuto a Gorizia, cioè la Prima Guerra Mondiale, viene messo in secondo piano rispetto a una vocazione che non esiste ovvero la moda neanche se Gorizia fosse Firenze, Milano, Roma o Parigi."

"La situazione appare dunque disastrosa e va corretta al più presto. I Musei Provinciali sono stati affidati alle cure dell'ERPAC che mette insieme scarpe e zoccoli ovvero Villa Manin, magnifico e sontuoso scatolone vuoto, il museo delle tradizioni agricole di San Vito al Tagliamento, e tutto si basa sullo scippo dell'arte, dei quadri, della cultura, degli archivi storici esistenti a Gorizia che ormai da anni è stata depredata anche della sua cultura e della sua identità: tutto questo mentre i nostri sgovernanti esaltano il Bid Book 2025, che questa storia e questi tesori ignora. "

"Uno dei problemi che voglio sollevare -ha continuato Dosso - "è la totale mancanza di sinergie reali, concrete, attive, dinamiche tra le varie istituzioni che a Gorizia si occupano di cultura e parlo della Fondazione Coronini, dell'ERPAC e della Fondazione CARIGO. Talvolta avete visto sul giornale queste istituzioni far finta di mettersi insieme, ma in realtà esse giocano una partita aureferenziale e settoriale senza riuscire mai a promuovere Gorizia come centro creatore di cultura. E se ciò che ho cercato di rappresentare riguarda le strutture goriziane va ricordato che la città ospita non solo il Teatro Verdi ma anche altri due teatri funzionali che sono il Kulturni Dom e il Bratuz oltre all'Auditorium. Un patrimonio incredibile per una città che ha meno di 35.000 abitanti, che può fare di Gorizia la sede ideale di manifestazioni di assoluto rilievo non solo transfrontaliero ma internazionale."

"Solo noi di Gorizia 3.0 abbiamo messo in luce che la distonia di quel programma chiamato Bid Book 2025 in cui il Comune di Gorizia per il 2025 si vuole presentare con il Cantaquartieri: troppo poco per una città che dato i natali a Carlo Michelstaedter, a Graziadio Isaia Ascoli, a Ugo Pellis, Ervino Pocar a Carolina Luzzato e a tante donne e tanti uomini che hanno illustrato sul piano culturale, intellettuale, artistico, scientifico la città e che trascura la sua vicenda storica e culturale importantissima come riguardo alla mancanza della giusta considerazione per la friulanità goriziana o per quella scuola di pittura goriziana di cui solo noi abbiamo parlato più volte a orecchie sempre sorde anche perché per fare cultura la cultura bisogna averla."

Rossella Dosso per Gorizia3.0