SELFIE, ANNUNCI, DISASTRI MA QUANTO VALE GORIZIA?

10.07.2021

Il valore di Gorizia? Essere capoluogo di un'area limitata ma importante dal punto di vista geostrategico, economico, culturale. Lo fu nei primi secoli della sua storia scritta, al tempo della Grande Contea mainardina in cui incubò inconsapevolmente la Mitteleuropa, unendo sotto un solo dominio popolazioni italiche, slave, tedesche in un'area che andava dall'Istria fino alle rive del Lago di Garda, coinvolgendo territori oggi sloveni, croati, italiani, austriaci, addirittura ungheresi. Ci ha pensato qualcuno in quello sbilenco Bidbook 2025?

Sempre al centro dei grandi sommovimenti europei raramente Gorizia è stata protagonista. Semmai comprimaria, all'ombra della più potente Trieste. Nell'Ottocento si insediò in riva all'Isonzo una solida e potente borghesia industriale spesso di origine tedesca; le componenti italiana, friulana e slava svilupparono commerci e altre attività, talvolta geniali. Il tutto fecondato dall'intelligenza ebraica. Gorizia divenne città a tutti gli effetti, tanto da essere capace di creare un suo stile creativo, vedi nelle arti figurative, dove non è seconda a nessuno tra i capoluoghi regionali. Capoluogo di Contea e poi di Provincia: tra le più grandi nel Ventennio; poi spezzata dalle vicende belliche ma strategicamente fondamentale negli anni della Repubblica, al tempo della Cortina di Ferro.

Tanto importante da essere diventata la colonna portante dell'Autonomia Regionale, che proprio in questa cerniera isontina di cui capoluogo fu Gorizia ha trovato la sua ispirazione e il suo compimento. Una città che fu rispettata politicamente per il suo ruolo di equilibrio tra Trieste e Friuli a tal punto che nei decenni andati espresse contemporaneamente ben tre assessori regionali. Sarebbe ora di chiedere il conto, invece di fare da tappetino alle volontà altrui, come fa oggi.

Una città preziosa e importante, con un minimo comune denominatore: l'incapacità delle sua classi dirigenti di sfruttare appieno queste peculiarità cittadine. Una classe politica di destra e di sinistra che non ha di meglio che intorcolarsi attorno alle vicende del maggio 1945, non più per "ragioni ideali" ma per l'incapacità di costruire una campagna elettorale su programmi precisi e concreti. Soprattutto sull'affermazione della propria autonomia decisionale, oggi svenduta a Trieste. Più semplice attizzare antichi risentimenti e mietere qualche voto sicuro alle urne.

Siamo sostenitori di un necessario e rinnovato orgoglio goriziano, di un ritorno ai valori cittadini: ci rivolgiamo - e ci rivolgeremo - a quella meravigliosa "gorizianità" così vivace e creativa, che superi questa solipsistica classe dirigente che spreca il suo tempo in una perenne campagna elettorale, avendo delegato a Trieste, Monfalcone, Nova Gorica la gestione dell'economia, della sanità, dell'industria e della cultura.


Gorizia3.0

Nella foto: Totò in campagna elettorale nel film "Gli Onorevoli"