SENSO UNICO INSPIEGABILE

28.01.2021

Era poco più della metà dell'800 quando dal punto di vista urbanistico e architettonico Gorizia subì una trasformazione profonda a seguito del collegamento del centro cittadino alla ferrovia "meridionale" e la città si espanse verso la nuova stazione ferroviaria.
Se fino ad allora Gorizia si era sviluppata alle pendici sud-occidentali del colle del castello, l'esigenza di raggiungere la stazione consigliò il tracciato di un lungo ed ampio Corso, ai lati del quale vennero edificate numerose ville tra il verde piuttosto che palazzi o edifici a schiera. Un'architettura che si adattava ad un luogo di cura e di soggiorno con i criteri noti e consolidati dell'area transalpina, mentre lo sviluppo urbano fu concepito in funzione di tranquille passeggiate e di soste lungo il nostro bel Corso.
Gorizia divenne meta di famiglie nobili, di industriali, militari e - per l'immagine di città ordinata, austera ed elegante - acquisì la fama della "Nizza austriaca" che l'ha accompagnata fino ai giorni nostri. Il suo lungo, arioso ed armonioso Corso è stato ed è la più vivida rappresentazione anche simbolica dell'eleganza di una città bella, raffinata e colta, un boulevard, a felice imitazione della celebre città della Costa Azzurra.
Che non ha bisogno di azzardate trasformazioni e tanto meno di stravolgimenti che ne alterino l' identità: il senso unico è una modifica incomprensibile, che si ferma all'altezza del bar Teatro, che scombina tutta la viabilità. La maggioranza dei Goriziani non vuole il Corso a senso unico e chi l'ha deciso ha sbagliato. Ne prenda atto e faccia dietrofront: sarebbe un bel segno di umiltà.


Ermes Dosso


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